presso il datore di lavoro
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forma pensionistica complementare
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silenzio-assenso e finirà in forma pens. collett.
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non ho ancora deciso
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non ci ho ancora capito nulla
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Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Io ho votato "non ho ancora deciso"... ma in realtà la mia idea sarebbe di destinarli a un fondo pensione... indeciso non è quindi la parola corretta, diciamo che ho deciso ma non so ancora bene come muovermi.
Innanzitutto non ho capito bene cosa sarebbero i fondi pensionistici collettivi che entrerebbero in gioco col silenzio assenso.
Poi, al di là della dichiarazione, non so dove trovare i fondi, posso-devo rivolgermi alla mia banca, posso-devo rivolgermi ad un commercialista, posso-devo fare tutto via internet, posso-devo far fare tutto all'ufficio personale della mia ditta? Insomma ho solo piccoli dettagli da chiarire sul come fare, più che sul cosa fare.
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In caso di silenzio assenso il tfr viene destinato secondo accordi collettivi fra impiegati ed azienda, in mancanza vanno al governo.
Dove trovare i fondi: le aziende di almeno medie dimensioni dovrebbero avere istituito dei fondi (cosiddetti chiusi) attraverso accordi collettivi; quindi dovresti consultare gli accordi collettivi, o rompere le balle a qualcuno che se ne intenda. per tutti esistono anche dei fondi "aperti" accessibili da chi non ha accesso ai fondi chiusi.
E' uno scandalo che i sindacati, anziche' occuparsi di spiegare ai lavoratori queste cose, siano invece in questi giorni impegnati a portare via soldi e pensione a gente della nostra fascia generazionale per darla a gente che, a 58 anni, potrebbe e dovrebbe continuare a lavorare.
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Quindi solo per far chiarezza:
- i fondi su cui far confluire il tfr (almeno quelli chiusi) sarebbero istituiti secondo accordi collettivi e sarebbero gli stessi in cui finirebbe il TFR in caso di silenzio assenso? Allora il silenzio-assenso farebbe nientemeno quel che tu consigli di fare volontariamente? O c'è qualche differenza tra la scelta volontaria e il silenzio-assenso?
- tu scrivi in modo non troppo preciso:
per tutti esistono anche dei fondi "aperti" accessibili da chi non ha accesso ai fondi chiusi
nella prima parte della frase sembra siano per tutti, nella seconda sembrano solo per chi non ha accesso ai chiusi... quel che interpreto io è: per tutti esistono anche dei fondi "aperti" accessibili quindi anche da chi non ha accesso ai fondi chiusi ... corretto?
- se le interpretazioni sono esatte, avendo questa possibilità di scelta tra fondi aperti e chiusi, quali convengono di più? La differenza è solo nella tipologia (chiusi = "ufficiali" per il tipo di azienda, sondacato etc. e aperti = liberi per tutti) o esistoni differenze sostanziali in termini di convenienza, caratteristiche, vantaggi, svantaggi...?
- è vero che lasciare il TFR al datore di lavoro consente di poter effettuare successivamente una scelta diversa, col vantaggio magari di avere opportunità nuove e migliori, mentre scegliere ora verso un tipo di fondo ti vincola non consentendo future modifiche?
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1. La regola sul silenzio - assenso e' assai complicata, ed in parte poco chiara. Sul sito del sole24ore c'e' una buona guida, sinceramente non mi va ne' di leggerla ne' di spiegarla, anche perche' suggerisco caldamente ed enfaticamente di destinare tutto ad un fondo pensione senza sperare/fidarsi che il silenzio-assenso porti a questo
2. Non sono sicuro, vorrei sperare che i fondi aperti siano accessibili veramente da tutti ma non ne sono certo
3. La risposta e' "dipende", guardati comunque un articolo di Agar Brugiavini sulla voce.info che faceva dei confronti numerici.
4. Devo informarmi non sono sicuro di questo. Spero sia vara la prima parte e falsa la seconda.
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Trovato, i fondi sono trasferibili fra le diverse forme pensionistiche complementari dopo due anni dall'iscrizione:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Speciali/tfr/Lavoratori/tfr-fondi-opzioni-portabilita.shtml?uuid=ce87be0a-abc1-11db-8429-00000e25108c
Questa l'intera guida
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Speciali/tfr/Lavoratori/tfr-lavoratori.shtml?uuid=33415b7c-aa22-11db-9554-00000e25108c
La vera scelta comunque e' in che tipo di fondo investire. Alla tua eta' non ti puoi esimere da mettere una percentuale consistente in titoli azionari.
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(non sei più capace di iserire i link in un messaggio?)
Grazie delle delucidazioni sempre preziose.
Sul fatto di investire in titoli azionari: è quello che pensavo fin da subito io. In certa misura già lo faccio tramite la banca, altrimenti i soldi lasciati là, come sappiamo, si volatilizzano. Pensavo quindi ad una cosa di questo tipo, semplice semplice, anche se non mi spiegavo bene come facesse la quota TFR a passare in qualche modo per le mie mani o quelle della mia banca... cioè l'idea che mi ero fatto era:
mi faccio dare il TFR, attraverso un accredito apposito, su un fondo (azionario o meno) da me scelto presso la mia banca o altro istituo finanziario.
Con le successive, frammentarie e imprecise informazioni, sento parlare di accordi collettivi, fondi aziendali, chiusi, aperti... non sono più così sicuro che la pratica sia semplice (magari lo è).
Un punto che non ho capito e di cui pure tu non sei certo è se, avendo la mia azienda stipulato accordi per un fondo chiuso, sono "costretto" a scegliere solo quello o se posso sceglierne un altro aperto (o addirittura un altro chiuso?). Forse negli ultimi link che ha messo trovo qualche risposta.
O ancora, scegliendo il fondo chiuso "proposto" dalla azienda, cosa succede quando cambio lavoro...?
Io avrei delle idee chiare, ma non so se sono applicabili o meglio con che metodologie applicarle a 'sta faccenda del TFR... va beh, cerco di studiare...
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I soldi non te li danno a te, il datore di lavoro li "passa" al fondo.
Puoi sempre scegliere di metterli in un fondo aperto.
Se cambi datore di lavoro puoi trasferirli, salvo la clausola dei due anni. In genere, salvo modifiche della composizione del portafoglio, non e' male diversificare fra fondi anche se magari comporta un po' di costi di gestione (tipo ricevere 2 lettere da due diversi fondi all'anno invece che una)
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io penso di avere capito ma ... mi sa che c'è un po' di confusione
FONDO CHIUSO: fondo creato e gestito da lavoratori e datori di lavoro
FONDO APERTO: fondo creato e gestito da banche ed assizurazioni
Quindi non avrei dubbio a optare per un fondo chiuso.
Il fondo del contratto a cui appartengo si chiama PEGASO, quello deì metalmeccanici si chiama COMETA e ne esistono degli altri.
Io non ho dovuto scegliere niente perchè già ero iscritto ad un fondo chiuso in cui confluiva tutto il mio TFR. In ogni caso se non fossi stato iscritto e adesso dovessi scegliere mi iscriverei senza dubbio scegliendo, come suggerisce Moro, visto l'orizzonte temporale della mia pensione (lontanissima), un profilo azionario.
Ci sono poi altre cosette importanti, tipo da quando lavorate, che possono influenzare sulla vostra scelta.
Adesso non ho più tempo ... ciao.
P.S.: e difendo anche i sindacati che da me hanno fatto più riunioni con i lavoratori per spiegare tutto ciò
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Sì, anche nella mia azienda, e già un paio d'anni fa era partito un fondo chiamato FONTE, a cui io nell'ignoranza non avevo aderito... ma poi è successo di tutto nella mia azienda, con commissariamento, cause in atto, cessioni, acquisizioni... e chi aveva aderito ha scoperto che per mesi nessun versamento è stato fatto al fondo... per cui forse non ci ho rimesso poi molto... devo verificare se il fondo c'è ancora, se è cambiato qualcosa (da 15 giorni la mia ditta Selfin è stata acquisita dalla Comdata)...
Comunque Dalle dice che non avrebbe dubbio nel scegliere un fondo chiuso e non uno aperto, ma non ho capito perchè), poi però dice anche che sceglierebbe senza dubbio un profilo azionario...
Per cui mi chiedo alcune cose:
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Caro dalle, i tuoi dubbi, che sono ragionevoli come spiego sotto, mi fanno sorridere, assieme all'ultima frase. I fondi migliori sono quelli gestiti dalla gente che e' piu' brava a farlo. Dubito che un metalmeccanico (o un dirigente amcps) sappia gestire un fondo. Quindi, se il tuo fondo fosse davvero gestito dai lavoratori e datori di lavoro, stai fresco. La verita' e' che nella legge costitutiva di questa forma previdenziale i sindacati hanno preteso/incluso la clausola che fossero loro a determinare la gestione di certi fondi (cosiddetti "chiusi") istituiti tramite accordi aziendali.
Questo perche', purtroppo, il mercato dei fondi (c.d. "aperti") in Italia non e' per nulla concorrenziale (e in questo i tuoi dubbi trovano un fondamento), per cui banche ed assicurazioni ci stanno lucrando assai, quindi i sindacalisti non hanno perso occasione per prendersi una fetta della cospicua e crescente torta delle commissioni di gestione. Chi ci guadagna? Non certo voi, sicuramente i gestori dei fondi assunti da suddetti sindacati.
Se i sindacati avessero voluto fare davvero gli interessi dei lavoratori, avrebbero preteso in fase di contrattazione legisltativa non la costituzione di fondi ad hoc, ma l'accesso da parte dei lavoratori al mercato internazionale dei fondi, dove ti assicuro che le commissioni di gestione sono una frazione minuscola di quelle caricate dai fondi italiani.
PS ora capisci perche' i tuoi sindacati si siano fatti in quattro per organizzare tali riunioni.
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purtroppo, il mercato dei fondi (c.d. "aperti") in Italia non e' per nulla concorrenziale
Oggi sono andato dal direttore della mia banca e mi ha detto che non hanno ancora avuto alcuna notizia a riguardo, nessuna proposta da fare, nessuna offerta... probabilmente a fine marzo ci sarà qualcosa...
benone direi
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Moro spesso in Italia non si ha la possibilità di scegliere la migliore soluzione ma quella meno peggio.
So benissimo che i sindacati hanno il loro ritorno economico nei fondi chiusi e che per questo si sono preoccupati di “pubblicizzarli” ma visto che nessuno è in grado di dire chi è il migliore gestore dovresti spiegare come procedere ad una scelta oculata.
Io tra banche/assicurazioni e sindacati mi fido maggiormente dei secondi. Visto poi che i primi hanno spese di gestione assurde ho optato per i fondi chiusi. E’ un rischio ? Probabilmente si, ma qualsiasi scelta comporterebbe un rischio.
Per quanto riguarda la competenza non penso che i fondi chiusi si affidano ad incompetenti, o almeno non più incompetenti di chi gestisce quelli aperti, visto anche che i “direttori” dei fondi passano spesso da una parte all’altra.
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Original Message -----
From:
cisal
To:
Undisclosed-Recipient:;
Sent:
Thursday, March 01, 2007 2:11 AM
Subject:
b--NO ALLA RAPINA DEL TFR con la scusa di pensioni integrative che se
tutto va bene ti daranno una inutile elemosina tra quaranta anni PD
28.02.07
A TUTTI I LAVORATORI UNIVERSITARI.
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questo articolo di Famiglia Cristiana del 14.1.07
con il quale ci troviamo in assoluta sintonia, anche se per il momento si parla del solo settore privato.
E sara’ bene anzi avvertire tutti i lavoratori del privato prima che sia troppo tardi, anche se hanno già espresso la loro scelta, DI NON FARSI RUBARE ANCHE IL TFR, DOPO LE PENSIONI, DAI GOVERNI DI CENTRO-DESTRA, DI CENTRO o DI CENTRO-SINISTRA.
"PERCHE’ È PRUDENTE TENERSI BEN STRETTO IL TFR ???
Perché
diciamo NO! ai fondi per la pensione integrativa ???
(e quindi
invitiamo tutti gli interessati a SCRIVERE NO sul relativo modulo
ministeriale. ndr)
Per
il professor Beppe Scienza, autore dell’ articolo, la previdenza
complementare non garantisce il potere d'acquisto delle somme
versate. Beppe Scienza, docente di Metodi e modelli per la
pianificazione economica all'Università di Torino, e’ autore
del libro "Il risparmio tradito".
* Che cos'è
che non va nella legge sulla destinazione del Tfr alla previdenza
complementare?
"Oltre alla subdola clausola del
silenzio-assenso, soprattutto una grave disparità di
trattamento: chi tiene il Tfr nella forma attuale potrà sempre
cambiare idea; chi passa alla previdenza complementare, non potrà
mai tornare sui suoi passi. Poi ci sono vere e proprie assurdità".
*
Ci faccia un esempio...
"Nei CdA dei fondi pensione
chiusi piazzeranno i propri uomini (e donne) sia i sindacati sia le
aziende. Ma qui la concertazione non ha nessun fondamento: i soldi
nei fondi spettano solo ai lavoratori che aderiscono. Che cosa
c'entrano i datori di lavoro?".
* Eppure è una
legge che gode di un largo consenso...
"Diciamo pure
che è un esempio da manuale di un provvedimento cosiddetto
bipartisan: il Governo Prodi ha anticipato in fretta e furia la
riforma Maroni-Tremonti, praticamente senza cambiarne una
virgola".
* Ma nella sostanza conviene tenersi il Tfr
o aderire a un fondo pensione?
"Per chi entra ora nel
mondo del lavoro, rinunciare al Tfr vuol dire non ricevere più
la liquidazione nel momento in cui venisse licenziato: già
questo è molto grave. Per tutti significa che, all'età
della pensione, almeno metà del capitale nel fondo sarà
obbligatoriamente convertito in una rendita a condizioni decise da
altri. In ogni caso è prudente tenersi ben stretto il Tfr
finché non esistono fondi che garantiscano il potere
d'acquisto delle somme versate".
* Quali garanzie
abbiamo che la gestione dei fondi sia trasparente?
"La
legge sulla previdenza complementare non impone nessuna particolare
trasparenza, per cui è scontato che essa sarà ancora
minore rispetto a quella (quasi nulla) dei fondi comuni di
investimento".
* E' vero che la pensione integrativa
sarà liquidata un giorno da una compagnia di
assicurazioni?
"Potrebbe anche essere lo stesso fondo
pensione a farlo. In entrambi i casi si corrono rischi d'insolvenza,
perchè non esiste nessun fondo di garanzia, come invece per i
soldi depositati in banca".
* Chi ci guadagna di più
dai fondi pensione: il lavoratore o il gestore?
"Il
gestore ci guadagna comunque vadano le cose. Il rischio è
scaricato tutto sul lavoratore, che può guadagnarci o
rimetterci anche molto. Il vero vantaggio del Tfr non risiede
comunque in un'alta redditività , ma in un'elevata
sicurezza".
* Ma i fondi pensione possono anche
fallire?
"No, ma in situazioni come quelle degli anni
Settanta, un fondo azionario perderebbe anche il 75 per cento del suo
valore reale. In un caso simile i tre quarti della pensione
integrativa andrebbero in fumo. Il limite di tutta la previdenza
complementare è l'assenza di garanzie in termini reali, mentre
il Tfr difende egregiamente il potere d'acquisto delle somme
accantonate". "
(stampa a cura di Cisal Univ. Padova 28.02.07)
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Non sai ancora da dove cominciare?
L'argomento e il sondaggio si stavano facendo interessanti e, forse, utili... suvvia, dicci qualcos'altro!
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tutti questi interventi mi hanno ulteriormente confuso.
Secondo voi quindi (in definitiva) la scelta migliore è:
-lascio al datore di lavoro
-taccio e silentamente assento
-vado su un fondo (ma quale?)
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A me sembra propensione al masochismo finanziario... comunque vedi tu, il tfr in azienda rende - per legge - il 1.5% piu' tre quarti del tasso di inflazione (e cioe' in totale 4.5% se l'inflazione e' al 4%, 6% se l'inflazione e' al 6%, e cosi' via). Il garante del TFR e', in ultima istanza, l'INPS, e cioe' anche se l'azienda fallisce ti viene corrisposto a carico di pantalone. Inoltre, ti viene pagato ogni volta che cambi lavoro (mentre le forme previdenziali alternative vengono versate anticipatamente solo in casi particolari, tipo acquisto di casa e malattia), il che ne aumenta la liquidita'.
Insomma il TFR non ha solo svantaggi, specie per una persona del tuo profilo, e se l'italia non diventa economicamente come l'Argentina (evento sul quale qualche possibilita' concreta bisogna ammetterla) la protezione almeno dall'inflazione c'e' (sempre che si creda ai dati dell'istat, cui nessuno di voi pare voglia credere, ma su questo non voglio soffermarmi).
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Daniele, lascia stare Moro, che prima deve ancora approfondire quanto divulgato in ambiente universitario a riguardo del TFR...
e poi cosa gli chiedi a fare, dato che, a causa dell'operazione, per mesi e mesi non riuscirai ad alzare un dito, figuriamoci a leggere le e-mail sul pc dell'ufficio rimanendo a casa...
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Intanto ti ringrazio e mi scuso se il riferimento piu' o meno gentilmente era per me.
Avevo già letto il notevole articolo stamattina, ma, come tu stesso dici, sarebbero occorsi più articoli e più tempo per sviscerare il tutto. In ogni caso ho ancora più confusione di prima... diciamo che questo tuo breve esempio qui su bufera mi è più chiaro... da questo dedurrei un altro punto a favore di investire in fondi alternativi aperti o chiusi che siano, o no? Almeno nel caso in cui uno non abbia bisogno di liquidità più o meno a breve termine. Ancora non mi è chiaro, quando uno cambia lavoro, cosa avviene se il tfr va nei fondi: cambia qualcosa, si devono trasferire i fondi, basta comunicare al nuovo datore la destinazione dei fondi, si accumulano pur proveniendo da "fonti" diverse... e nel caso si passi da lavoro dipendente a lavoro autonomo?
E il fatto che la mia banca, ad esempio, non abbia ancora nulla da proporre?
Per fortuna c'è ancora tempo, ma mi sa che dovrò usarlo tutto per decidere e sbagliare decisione!
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sul Giornale di Vicenza di ieri nella pagina economica (PREGO MORO DI NON METTERSI A RIDERE SUBITO) cc'era un articolo che depone a favore dei fondi chiusi
io ho difficoltà a recuperarlo e a "renderlo disponibile"per i commenti ma Siro o Daniele penso non abbiano difficoltà
ciao
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Provvedo a riportare gli articoli (così Moro potrà ridere con comodo)
lunedì 19 marzo 2007 risparmi pag. 44
I fondi pensione sono una
gran bella cosa, una cosa necessaria se si vuole avere in futuro una indennità
previdenziale degna di questo nome. Poi, con la nuova legge sul trattamento di
fine rapporto che ha dato la spinta decisiva al comparto della previdenza
complementare, è chiaro che da opzione prudente e lungimirante, sono diventati
un approdo obbligatorio. Fin qui, nulla di male. Il guaio è che tra le pieghe
delle diverse opportunità di investimento, si nascondono i pescecani delle
commissioni. Come ha scritto in maniera chiara Marco Liera su Il Sole
24 Ore, «è come se voi, mettendovi alla ricerca per acquistare
un’automobile, scopriste che la Volkswagen Golf costa dieci volte il prezzo
della Ford Focus con stessa potenza ed equipaggiamento, o
viceversa».
Fondi negoziali. È stato calcolato, a spanne,
che se un lavoratore aderisce al proprio fondo previdenziale di categoria, in 35
anni pagherà uno 0,2 per cento annuo di commissioni. Ovviamente, occorre fare
delle distinzioni a seconda della tipologia del fondo prescelto. Come accade per
tutti i fondi comuni d’investimento tradizionali, il fondo azionario avrà più
costi di gestione di quello bilanciato; e quest’ultimo sarà più caro del fondo
obbligazionario. Ma questo rientra nella logica delle cose, se la percentuale di
commissioni è compresa entro limiti umani. Per capirci a quale categoria di
fondi di previdenza complementare ci riferiamo, vale la pena ricordare la
definizione dei fondi negoziali data da la Repubblica: «Si
tratta di Fondi che nascono da contratti, accordi collettivi e regolamenti
aziendali, che individuano i soggetti ai quali il fondo si rivolge, sulla base
dell'appartenenza ad un determinato comparto, impresa o gruppo di imprese o ad
un determinato territorio (es. una regione o una provincia autonoma). Tali Fondi
non gestiscono direttamente i versamenti dei contributi, ma lo fanno attraverso
società di gestione del risparmio, compagnie di assicurazione, banche e Sim
(società di intermediazione mobiliare)».
Pip. Tutto un
altro paio di maniche sono i Pip, simpatico acronimo che ricorda una caramella
nera in voga qualche decennio fa ma che sta per piani individuali pensionistici.
Si tratta di contratti di assicurazione sulla vita con specifiche finalità
previdenziali, destinati a singole persone non inquadrate in particolari
categorie. Le finalità delle forme pensionistiche complementari individuali,
quindi, possono essere conseguite con specifiche polizze di assicurazione sulla
vita. «In tal caso - scrive la Repubblica - le regole che
disciplinano il rapporto con l'iscritto sono contenute, oltre che nella polizza
assicurativa, in un apposito regolamento, redatto in base alla direttive della
Covip, al fine di garantire all'aderente gli stessi diritti e prerogative delle
altre forme pensionistiche complementari. Così come stabilito per le altre forme
pensionistiche, le risorse finanziarie accumulate mediante tali contratti
costituiscono patrimonio autonomo e separato».
I costi. I
Pip dovrebbero essere destinati soprattutto a lavoratori autonomi, ma nulla
vieta che a sceglierli siano anche dipendenti di qualsiasi settore. L’ansia di
non farsi trovare impreparati di fronte alle novità del tfr ha messo le ali a
questo tipo di prodotto finanziario. A fine 2006 i promotori avevano raccolto
quasi 900 mila adesioni, contro le poco più di 400 mila ascrivibili ai fondi
aperti. Come si dice in questi casi, le compagnie assicurative che si sono
gettate nel business ci marciano. E, in particolare, marciano sull’ignoranza, in
materia finanziaria, dei propri clienti-lavoratori. In poche parole, rispetto ai
fondi negoziali, i Pip sono molto più cari. E offrono sostanzialmente le
stesse... prestazioni. Per tornare all’esempio del Sole 24
Ore, compriamo una Golf e la paghiamo 10 volte di più di una Focus.
Piccolo dettaglio: ogni punto percentuale in più di commissioni (commissioni che
non ci accorgiamo di pagare) finisce col tagliare del 20 per cento la rendita
finale per la quale si era aderito al fondo.
L’Isc. A
mettere un po’ di ordine, e a segnalare eventuali allarmi, ha provveduto la
Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) imponendo alle varie
compagnie di indicare l’Isc (indicatore sintetico di costo) relativo ai
possibili orizzonti temporali d’investimento (2,5, 10 e 35 anni). Questo indice
riassume in un’unica cifra i costi da sostenere. Se possibile, preferite i fondi
negoziali; se proprio volete un Pip, date un occhio a quel numerino.
di Gigi Casati
Mi auguro di
essere smentito dai fatti già nei prossimi giorni, ma sono convinto che il vento
in Borsa stia irrimediabilmente cambiando. A differenza di quanto succedeva fino
a un mese fa, oggi i mercati recepiscono, di qualunque aggiornamento
economico-finanziario, solo gli aspetti più penalizzanti per le quotazioni
azionarie. A metà febbraio, a innescare la caduta dei mercati di tutto il mondo
c'ha pensato la notizia, tutta cinese, sulla tassazione delle plusvalenze
realizzate alla Borsa di Shanghai. La settimana scorsa, invece, la spallata più
energica alla stabilità delle Borse è arrivata dall'aggiornamento sulla
questione, tutta americana, dei mutui immobiliari concessi a richiedenti dal
merito creditizio piuttosto scarso.
Insomma, per un motivo o per l'altro, le
Borse tendono a orientarsi più verso il basso che non verso l'alto. Se poi ci si
mette pure Greenspan, l'ex presidente della Federal Reserve, con le sue
previsioni di imminente recessione dell'economia americana, ecco che anche le
ultime velleità di ripresa del settore azionario sono costrette ad alzare
bandiera bianca e a cedere il passo al pessimismo. C'è da dire, però, che il
calo delle quotazioni osservato a partire dalla seconda decade di febbraio, in
termini percentuali, è ancora veramente poca cosa rispetto sia all'ultimo
movimento di rialzo di medio periodo (per intenderci, quello partito lo scorso
luglio), sia alla tendenza di lungo termine che ha guidato verso l'alto le
quotazioni azionarie dalla metà di marzo del 2003.
Giusto per farsene
un'idea, dai massimi di chiusura del 19 febbraio scorso ad oggi l'indice
S&P/MIB ha perduto circa 3100 punti, corrispondenti a poco meno del 40% di
quelli guadagnati nel rialzo da luglio a febbraio e a circa il 15% dei 22700
punti di cui l'indice S&P/Mib è cresciuto negli ultimi quattro anni. Con
questi numeri intendo dire che, tanto sul medio quanto sul lungo periodo, il
margine di rialzo della Borsa è stato così elevato da far prevedere, senza
troppe meraviglie, almeno una fase di ripiegamento. Al tempo stesso, però, la
spiccata sensibilità che i mercati stanno dimostrando nei confronti delle
notizie potenzialmente negative fa temere che si tratti di un ripiegamento
destinato a non esaurirsi troppo in fretta e con pochi danni. In termini
pratici, quindi, resto del parere che sia proprio il caso di attrezzarsi
affinché il prevedibile prolungamento dell'attuale debolezza delle Borse non
colga i nostri portafogli troppo esposti al rischio azionario.
di Emilio Garon
Bot.
Prosegue la corsa al rialzo dei Bot i cui rendimenti sono arrivati ai livelli di
sei anni fa. L'ultima emissione ha determinato una cedola (al netto di ritenute
e commissioni bancarie) del 2,95% per i titolo a tre mesi e del 3,12% per quelli
a un anno.
Spese militari. Tutti ad inculcarci la
necessità di prolungare l'intervento in Afghanistan, ma quanto costa ai
contribuenti italiani mantenere la spedizione militare in quel paese? È stato
approvato il decreto che finanzia le missioni dei militari italiani all'estero
per tutto il 2007: 1.040 milioni di euro, dei quali solo 125 per interventi
umanitari. Per l'Afghanistan servono 40 milioni di euro, 5,5 per il Sudan e 30
milioni per il Libano. Come se non bastasse sono stati stanziati altri 30
milioni di euro per la "prosecuzione della missione e ricostruzione dell'Iraq".
Immobili in forma. «Il 2007 sarà un anno di
consolidamento per il mercato immobiliare», pronostica la federazione degli
agenti immobiliari. In pratica prezzi fermi. «Dopo 6 anni di crescita imperiosa,
non si può non pretendere che non si affievolisca», dice il presidente della
Fiaip, Arosio, secondo il quale "in Italia, dove 8 cittadini su 10 sono
proprietari di casa, non si può parlare di bolla immobiliare". Secondo
Tecnoborsa quest'anno le compravendite cresceranno del 3-4%, e i prezzi
rimarranno stabili.
Un primato negativo. L'Italia è il
Paese europeo in cui i tassi applicati su mutui e prestiti superano, in entrambi
i casi, la media comunitaria. Il risultato è che le famiglie italiane, proprio
in un momento in cui mutui e credito al consumo vivono un boom di richieste,
devono fare i conti con interessi dell'1-2% più alti rispetto ai vicini paesi
europei. A fare i calcoli è l'Adusbef che, in base ai dati di Bankitalia e della
Bce, ha messo a confronto i tassi applicati in Italia e in Eurolandia.
Dilaga la truffa. Mediamente un italiano su tre è vittima
delle truffe, circa 15 milioni i cittadini colpiti per un giro d'affari di 18
miliardi di euro. A cadere nel mirino dei truffatori soprattutto anziani,
commercianti e piccole imprese. Sono soprattutto i maghi, gli occultisti e i
criminali a beneficiare di queste frodi. Il fenomeno coinvolge l'Italia dal Nord
al Sud, il 70% però si concentra nel Meridione
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Caro dalle, non c'e' niente da ridere, piu' mi informo e piu' mi viene da piangere. Comunque, se il fondo cui hai accesso ha veramente costi di gestione dello 0.2%, occorre prenderlo in seria considerazione. Ho visto online il prospetto di vari fondi (aperti) arca, i cui costi vanno dallo 0.7% allo 1%, a seconda del fondo: la differenza e' notevole, per esempio investire 100 euro oggi, assumendo un tasso di rendimento costante del 4%, ci si ritrova con 295 euro fra 30 anni nel primo caso (costi 0.2%), 256 nel secondo (costi 0.7%)
Purtroppo non c'e' molta trasparenza, primo perche' i prospetti di fondi chiusi non si trovano online, secondo perche' i costi di gestione sono solo uno degli elementi di comparare fra fondi: occorre guardare a diverse altre cose, principalmente a come viene calcolato il vitalizio. Ho in programma un articolo con delle simulazioni su nfa , spero la cosa possa essere utile
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penso lascerò in essere il tfr (cosi in futuro potrò sempre decidere di passare ai fondi pensione, scegiendo subito i fondi invece mi pare di non poter più fare il passaggio inverso)
Magari qui c'è qualche economista che saprà dispensare buoni consigli..