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Bambini Autistici Commenti
di siracide,  3 Dicembre 2006 stampa
Riporto alcuni articoli apparsi su Il Giornale di Vicenza del 24 novembre 2006 e di seguito una lettera pubblicata ieri, sabato 2 dicembre 2006. In modo che se ne parli o per lo meno si divulghi un po' di sensibilità a varie problematiche.

venerdì 24 novembre 2006 cronaca pag. 19

Sanità. Inaugurata a S. Felice la nuova sede del servizio per l’infanzia, sopra il consultorio familiare

I colori della Neuropsichiatria

Locali per aiutare bambini e genitori
Nuove patologie, stop ai vecchi tabù

di Franco Pepe

La facciata esterna è rimasta com’era 50 anni fa: colore che non c’è più, crepe, macchie di umido, ma dentro Antonio Nardella, il capo dell’ufficio tecnico, ha fatto miracoli, e ora il fabbricato di corso San Felice 235, ingresso subito dopo quello delle sbarre, è un gioiellino. Sotto il consultorio familiare. Sopra la neuropsichiatria infantile.
Da fuori se uno non ha visto i due piani riveduti e corretti, ristrutturati a meraviglia con i colori alle pareti che traducono dal blu notte al verde “virato” all’acido la filosofia cara a Nardella delle tinte che fanno terapia, non ci potrebbe credere. E a sentirsi in qualche modo “miracolato”, e chissà forse per questo ha chiesto una doppia benedizione a don Aldo De Toni, è il primario Roberto Tombolato, che per anni ha avuto come studio una sorta di antro di Polifemo, e ora si ritrova un salottino avveniristico dotato di tv al plasma, arredi e impianti modernissimi.
Adesso i locali non fanno più paura ma continua a spaventare quel nome sinistro che si porta il reparto, Neuropsichiatria infantile. Tante mamme e tanti papà, quando scendono quelle scale, con il loro bambino autistico, disturbato, depresso, sentono che la vita è cambiata per sempre. Ci sono ragazzi che tornano lì ogni settimana. Un ambiente accogliente può, quindi, giocare un ruolo importante.
Lo ha detto Tombolato. E lo ha ribadito il sindaco Enrico Hüllweck: «Questa parola sa di disastro. Per esorcizzarla a Pisa hanno scelto parole gentili, il reparto si chiama di nipiologia e paidologia. Ho conosciuto qualche mamma che protestava, sentiva come offesa il fatto che avessero prescritto al figlio una visita a neuropsichiatria. C’è un tabù da infrangere, e l’estetica serve. Bisogna far capire che questo non è un refugium peccatorum ma uno strumento per migliorare la vita, altrimenti la battaglia si perde per sempre».
All’inaugurazione delle due nuove strutture c’erano molti rappresentanti delle associazioni di volontariato. C’era, ovviamente, lo stato maggiore dell’Ulss. E c’era il presidente dal pugno di ferro del S. Bortolo della grande espansione degli anni ’70 e ’80, Igino Fanton.
Il direttore generale Antonio Alessandri ha ripetuto un leitmotiv che gli è caro, quello dell’impegno per il territorio: «Dei 600 milioni di euro del nostro bilancio il 50 per cento va ai servizi extra-ospedalieri. Puntiamo molto sulla tutela della famiglia, dei giovani, dei bambini».
E i servizi che l’Ulss effettua con il consultorio familiare, grazie a una squadra di assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, ginecologi, ostetriche e alla collaborazione di operatori della Croce Rossa, li ha elencato il direttore del distretto socio-sanitario Vicenza Giuseppe Iannaci. Si lavora sul versante dei problemi della donna in menopausa, del percorso nascita per i bambini da 0 a 3 anni. Vicenza è capofila delle Ulss per il call-center telefonico “Pronto mamma” ma anche per uno sportello e un sito web in cui, mantenendo l’anonimato, si possono chiedere consigli e informazioni.
Tombolato ha ricordato i 20 anni trascorsi nel vecchio palazzo dove la privacy, oltre tutto, era un’utopia, questo ultimo anno di diaspora, e ora la rinascita ambientale: «Nelle patologie che curiamo sono cambiate le cause, ma non è cambiato il metodo di lavorare in gruppo per bambini che spesso hanno grossi problemi. Uniamo il cuore al cervello».
C’è stato poi il saluto “fuori sacco” del presidente della conferenza dei sindaci Eleutherios Prezalis, quindi la preghiera di don Aldo (“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli ma non avessi l’amore, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”).
Infine, il taglio del nastro da parte del sindaco e la visita ai locali, del nuovo consultorio al piano terra e della nuova neuropsichiatria al primo piano fra ambulatori, stanze dei giochi, palestra, vetrate cieche per seguire il bambino senza essere visti. Si contano 14 stanze. Belle da non credere. Peccato la facciata esterna. Ma i soldi erano finiti.

 

Oggi la presentazione del vademecum curato da Prisma

Salute mentale, ora è realtà
la Carta dei servizi delle Ulss

Migliorare i servizi alla persona con sofferenze di tipo psichico e rendere sempre più fluidi i rapporti con le pubbliche amministrazioni e le Ulss.
È con questi obiettivi che il Consorzio Prisma ha redatto la Carta dei Servizi per la Salute Mentale, che viene presentata ufficialmente oggi a Vicenza nel corso della Giornata per la Salute Mentale organizzata dall’Ulss 6.
In un ambito socio-sanitario, quello psichiatrico, sempre più importante e sempre più complesso, il consorzio impegna le realtà socie a garantire la qualità dei propri servizi: dalle Comunità terapeutiche riabilitative protette (Ctrp) a quelle ad Alta Intensità, dagli inserimenti lavorativi agli appartamenti protetti. Tutti servizi dove le persone con patologie psichiatriche trovano personale preparato e che agisce in rete con il territorio circostante.
«La Carta dei Servizi - spiega il coordinatore dell’Area Salute Mentale del Prisma, Virginio Turco - è prima di tutto uno strumento di comunicazione e di dialogo: con gli utenti per favorirne un ruolo attivo e partecipativo; con la famiglia, chiamata dai servizi pubblici ad essere sempre più presente, anche da un punto di vista economico; con i dipartimenti di salute mentale e i servizi sociali delle Ulss della provincia, al fine di integrare sempre le politiche e gli interventi; con i Comuni e gli enti territoriali, che hanno il ruolo fondamentale di regolatori e finanziatori dei sistemi territoriali e di garanti nei confronti dei cittadini».
La Carta sarà disponibile e aggiornabile in tempo reale sul sito www.prismapsi.org.

 


Autismo e molti deficit
500 nuovi casi l’anno

(f. p.) Un reparto che lavora molto fra problemi che la società tende ancora a nascondere. A Vicenza ci sono 500 nuovi casi all’anno di bambini che nascono con problemi della sfera mentale. E 200 che restano in cura dagli anni precedenti. Le patologie più diffuse? L’autismo, i disturbi dell’apprendimento, della comunicazione, della relazione, del comportamento, dell’umore, le difficoltà del controllo degli impulsi, i deficit di attenzione accompagnati da iperattività, la depressione che poi verso i 16-17 anni sfocia spesso nella turba psichiatrica.
I rimedi? La psicoterapia, i farmaci (anche se gli antidepressivi sono stati sensibilmente tagliati perché si è scoperto che facevano scattare la molla del suicidio), gli interventi a scuola a contatto con gli insegnanti. E poi tanto impegno da parte di Roberto Tombolato, dei 4 medici, dei 2 psicologi, dell’esperta di psicomotricità, dell’educatrice che lavorano con lui nel reparto di neuropsichiatria infantile.
In questi anni un solo caso di suicidio, quello, qualche anno fa, della studentessa del Lioy che destò tanta commozione.
Tombolato è primario da 6 anni. Questi bambini li segue fino ai 18 anni: «Si è visto - spiega - che l’esperienza modifica la struttura cerebrale, che l’ambiente interagisce con molti disturbi. Negli ultimi anni si è rivoluzionato lo schema scientifico di queste malattie. Ora si dà molto più rilievo alle cause di natura genetica».


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sabato 02 dicembre 2006 lettere pag. 47


I bambini autistici. «Non è tanto il problema di quale nome dare alla nostra associazione»
«Dobbiamo unire le famiglie»

Siamo genitori tra i tanti che affrontano quotidianamente una dura battaglia: l’autismo del loro bambino. Siamo iscritti alle associazioni di genitori più rappresentative sul territorio: Autismo Triveneto onlus e Angsa Veneto onlus.
Ringraziamo perciò le istituzioni che hanno provveduto alla manutenzione straordinaria dei locali di neuropsichiatria infantile a Vicenza. L’adeguamento dei locali e l’acquisto di nuovi materiali può solo migliorare il lavoro di tutti. Ed è proprio sulla qualità del servizio che come famiglie desideriamo tenere aperta con le istituzioni la porta del dialogo.
In riferimento all’articolo apparso sul Giornale di Vicenza di venerdì 24 novembre, tuttavia, non ci sembra tanto urgente oggi ripensare il nome che porta il nostro servizio (Neuropsichiatria Infantile, NPI), un nome poi non così offensivo o dal sapore disastroso. Un papà e una mamma che tornano a casa da una visita specialistica con in mano la diagnosi di disturbo generalizzato dello sviluppo (DGS) o di autismo o di ritardo mentale per il loro bambino sono affranti per la realtà che iniziano a conoscere, non per il nome del reparto che li ha accolti; e restano con molta probabilità disorientati e sotto shock per un bel po’ di tempo.
È più urgente allora unire le forze (famiglie e istituzioni) per superare le lacune, i ritardi, le disfunzioni che rischiano di produrre o di non evitare i disastri veri e che costringono ancora troppe famiglie all’isolamento e alla disperazione. Il personale del nostro attuale servizio di NPI è disponibile, attento e qualificato, ma non è sufficiente. Va rinforzato!
C’è bisogno urgente di più psicologi, più educatori professionali, più esperti di psicomotricità (una psicomotricista esperta part-time oggi non basta!), più logopedisti, più operatori sanitari qualificati e competenti sul tema, in grado di dare risposte efficaci e di diffondere mentalità e cultura.
Se pensiamo ad esempio all’autismo e ai Disturbi Generalizzati dello sviluppo, tra coloro che si prendono in carico i nostri bambini (pediatri, scuola, operatori ecc.) si sa ancora troppo poco e si investe ancora poco in risorse e in formazione aggiornata e continua. Dobbiamo aiutarci tutti a diffondere le conoscenze e a estendere il trattamento efficace di questi disturbi.
Sarebbe un vero disastro, una vera offesa vedere crescere i nostri figli senza aver potuto percorrere le strade abilitative che oggi sono conosciute e accreditate a livello internazionale e spetterebbero di diritto ad ogni bimbo diagnosticato sotto queste voci.
Un giorno, forse, potremo anche pensare di modificare e addolcire il nome del nostro servizio. Oggi non è la priorità.
Laura Baschirotto e Marco Zanini

1 commento
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  di @ngel, 05 Dicembre 2006, 10:42 permalink

grazie siracide per questo articolo.. purtroppo la Sanità non sempre ha belle notizie in serbo per noi (medici ke dimenticano garze o pinzette.. una lavanda gastrica per chi ha un'aorta bloccata..) ma questo invece aiuta a capire quanto in realtà conta il cosiddetto Terzo Settore, il volontariato, la ricerca e tutte le donazioni fatte per mandare avanti le Associazioni...

un appello.. aiutiamo le Associazioni!!! 

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