mercoledì 04 ottobre 2006 cronaca pag. 17
L’assessore Morsoletto: «Lo vuole la legge». Il difensore civico: «Fate una petizione»
Stadio, i disabili in gabbia
Proteste per la struttura di plexiglas: «Uno scempio»
di Giovanni Zanolo
«Dietro alle sbarre, ingabbiati, segregati dal pubblico, in un forno crematorio dove si scoppia dal caldo e dal quale non si vede nulla». Non è la descrizione di un lager bensì quella data da alcuni tifosi del Vicenza portatori di handicap riguardo quello che è stato soprannominato il “gabbiotto” di plexiglas dello stadio Menti: il “contenitore” dove da più di un anno vengono sistemati i disabili che assistono alle partite. I quali, dopo un anno di proteste e lettere sulla stampa locale, domenica hanno ritrovato la situazione immutata.
«Siamo costretti a vedere la partita al caldo sotto il plexiglas, e per di più a livello del campo di gioco con una visuale pessima, visto che siamo anche sulle sedie a rotelle», spiega Silvana Gianello della cooperativa Agape. «Inoltre bastano poche gocce di pioggia per far sì che i riflessi rendano invisibile l’unica porzione di campo che si vede» aggiunge Maria Grazia Ferrari, una delle accompagnatrici.
Prima della costruzione, costata 70 mila euro, di quello che da fuori assomiglia molto a quelle celle usate nei tribunali per gli imputati pericolosi, i disabili che desideravano assistere ad una partita potevano usufruire dei posti alla sommità della curva Azzurra. Una buona visuale e, soprattutto, niente sbarre o forti spifferi di freddo durante l’inverno (il “gabbiotto” è aperto dietro e chiuso davanti). Peccato che l’unica possibilità di accedervi fosse un ascensore: nel caso di black out, come fare con le carrozzelle?
«È stata l’unica possibilità - allarga le braccia l’assessore allo Sport Gianfranco Morsoletto - Sono davvero addolorato, è una porcheria ma era l’unico modo per rendere il Menti a norma di legge. Non so cosa farci». Ma era proprio l’unica? «Purtroppo sì - continua sconsolato - Prima di dare il via ai lavori sono stati scartati altri cinque progetti. Credetemi, quello era il meno peggio. Fare uno scivolo per collegare le gradinate alla strada sarebbe stato troppo costoso e complicato». Cosa dire allora a chi dovrà guardare tutto il campionato in quelle condizioni? «Portate pazienza, aspettate il nuovo stadio».
Più battagliero il difensore civico Massimo Pecori: «Le sto provando tutte e non mi arrendo. Ho cercato anche finanziamenti esterni ma per il momento senza risultati. Ho seguito una partita da là dentro e quella struttura è uno scempio: oltre alla scarsa visibilità mette i disabili in mostra, segregati dal pubblico “normale”. Ma perché nessuno non ha ancora fatto una raccolta firme?».
Anche il Vicenza Calcio afferma di essersi «sempre schierato contro, anche con comunicati ufficiali – come afferma Paolo Bedin, dirigente del Vicenza – Non possiamo fare altro che prendere atto di quell’obbrobrio. Abbiamo le mani legate».
Ho scritto, e non sono stato il solo, più volte al Giornale di Vicenza e al Vicenza calcio e ho anche avuto la sfortuna (!) di parlare con gente che si dichiarava competente (tra i quali l'ex assessore Piazza) ma sono stati bravi solo a promettere, come tutti i politici.
Ma perchè fare promesse se non si può mantenerle?
Va beh che a questo sono ormai abituato, ma non mi sembra corretto.
Riguardo alla petizione è da tanto che ne sento parlare e nutro delle perplessità sulla sua validità ma se serve a qualcosa ben venga.