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leggendo un libro Libri
di siracide, 23 Febbraio 2005 stampa
Natura morta con Picchio
L'argomento libri era stato un po' trascurato in questo sito (e pure nelle mie abitudini). Ho pensato così di inaugurarlo con un appunto personale (premessa) e un breve commento su questo libro regalatomi, se non erro, da Moro (e/o consorte).

Premessa
Leggere libri mi piace, ma la mia natura dinamica non mi ha mai consentito di rilassarmi e sprofondare tra le righe di romanzi o altro... con sana incomprensione e un pizzico d'invidia osservavo gli appassionati che nel giro di una settimana si sparavano best-sellers in modo continuativo e contemporaneo (penso a mia sorella e mia madre, per rimanere in casa). Sport, attività varie ad esso connesse, (un po' di) studio e qualche tentativo di corteggiamento a qualche ragazza (mai funzionato), non mi lasciavano il tempo e la voglia di leggere; somigliava troppo allo studio e se provavo a ritagliare qualche minuto prima delle nanne, le nanne ritagliavano me prima di qualche minuto...
Qualche libro l'ho letto in estate, con grandi sforzi fisici per rimanere fermo, seduto o sdraiato, al mare in montagna, in treno... ma i miei tempi erano biblici (mai termine fu più appropriato): 10-11 mesi per un libro di narrativa. Questo in generale perchè se preso da irrefrenabile passione o folgorazione ero capace di performance incredibili, positive e negative: i "Promessi Sposi" nei soli 3 mesi estivi, oppure altri libri cominciati 3 o 4 volte poichè era trascorso troppo tempo e non ricordavo più nulla della storia e poi finiti (forse) in 1 o 2 anni.
Nel periodo universitario, dovendo rinunciare a qualche attività e avendo degli interessi ed una "coscienza" dei mia studi con approcio "galileiano", ho affrontato con successo vari testi, trattati e libri scientifici (più o meno tecnici e/o divulgativi... ma non romanzi). Escludendo questi libri "di parte" la mia media di lettura si attestava sempre su quell'un libro e mezzo all'anno circa.
Il treno, sano posto per le letture, non mi agevolava: nei 15 anni di pendolarismo tra Lerino a Padova ho passato i primi 2 con la moda del walkman con cuffiette e gli altri con chiacchiere e giornale; ed era già tanto, nei 18 minuti di treno, tra trovar posto, sistemarsi, spogliarsi, aprire e chiudere la borsa e poi preparasi a scendere... rimaneva ben poco per leggere (una cosa odiosa dover sospendere una lettura non a fine capitolo, paragrafo o magari addirittura nemmeno ad un punto fermo).
Ora, per esigenze di lavoro, il mio viaggio ferroviaro ha cambiato direzione (Verona) e si è allungato fino ad 1 ora: "è giunto il momento di leggere" mi son detto...
"L'amico ritrovato" regalo di mia sorella, "Un indovino mi disse" suggerito da mia moglie...
ora ho il ritmo di un libro e mezzo al mese (se mia madre potesse leggere queste righe, penso si emozionerebbe, ammesso che riuscisse a credere che si tratta di realtà).
Ed eccomi quindi al libro concluso poco fa (da tempo attendeva la mia attenzione, me ne scuso con Moro), che mi ha fatto venire la voglia di scrivere queste righe, perchè:
- Picchio (soprannome di uno dei protagonisti) era (è) pure il nome con cui mi chiamavano in casa mamma, papà e sorella.
- nel libro, questo ed altri personaggi hanno capelli rossi come me (quando ero "picchio") e l'argomento teste rosse è rilevante.

Veniamo ora al libro di Tom Robbins:
devo dire la verità, inizialmente il testo non mi piaceva molto... linguaggio difficile, contorto, dispersivo, nello stile grammaticale e nelle parole elaborate, fuori uso, nello stile narrativo serpeggiante e intermittente (non so se in parte la traduzione migliorasse o peggiorasse la situazione!). La trama anch'essa confusionaria, si seguiva a fatica, sebbene simpatica, surreale e a tratti divertente.
Tutto questo fino ben oltre la metà del libro. Poi, devo ammettere, un quasi miracolo (e fortuna ad arrivarci senza decidere di cestinare il libro): la narrazione si fà più fluida e la storia più interessante... la curiosità aumenta e si giunge in fretta alla fine della storia, una strampalata fiaba moderna con tanto di rospo verde, di principe azzurro, l'ombra del terrorismo, pensieri filosofici sul perdurare dell'amore, sull'essere fuorilegge...
Bello (peccato per la prima parte).

La differenza tra un criminale e un fuorilegge è questa, che mentre i criminali sono frequentemente vittime, i fuorilegge non lo sono mai. Anzi, il primo passo per diventare un vero fuorilegge è il rifiuto di essere vittimizzato. Tutti coloro che vivono soggetti alle leggi altrui sono vittime ... Noialtri fuorilegge, invece, viviamo oltre la legge ... non meramente oltre la lettera della legge ... noi viviamo oltre lo psirito della legge. Quindi in un certo senso viviamo oltre la società.
...
A questo mondo c'è sempre esattamente lo stesso quantitativo di fortuna e di iella. Se la cattiva sorte non capita a uno, sta' tranquilla che capita a un altro. C'è anche sempre lo stesso quantitativo di bene e di male. Non possiamo sradicare il male, possiamo soltanto sfrattarlo, costringerlo a spostarsi altrove. E quando quello trasloca gli va sempre dietro anche un po' di bene. Non possiamo alterare mai il rapporto tra bene e male, possiamo solo tenere le cose in movimento, affinchè nè l'uno nè l'altro si solidifichino.
...
Ognuno di noi è il responsabile del proprio personale appagamento. Nessun altro può darcelo e credere altrimenti significa illuderci pericolosamente e programmare l'eventuale fallimento di ogni rapporto che avviamo.
...
Quando se ne va il mistero nel rapporto a due, se ne va l'amore. Semplice, no? Il che spinge a pensare che non tanto l'amore è importante per noi, quanto il mistero stesso. Il rapporto amoroso forse è solo un accorgimento per metterci in contatto con il mistero, e desideriamo che l'amore perduri affinchè perduri l'estasi di stare vicini al mistero. E' contrario alla natura del mistero restare fermo... Riusciamo a coglierlo fuggevolmente se stiamo fermi noi...

3 commenti
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  di sgorbio, 23 Febbraio 2005, 11:32 permalink
Ti chiamavamo?
...
Era ora!
Complimenti!
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  di elmoro, 23 Febbraio 2005, 18:44 permalink
Devo ammettere che non mi ricordo assolutamente nulla di quel libro. Di Robbins ne ho letti 3 o 4; fanno molto anni '70.
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  di siracide, 24 Febbraio 2005, 08:45 permalink
ah, dimenticavo...
viva la "cozzapesca"... aaa...aa
(Moro se hai il libro dimmi com'è l'originale di questo termine tradotto)
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