L’ultima mezzanotte del 2001 era scoccata da pochi minuti portando con sé i soliti festeggiamenti e brindisi per il nuovo anno quando Diego aprì la sua borsetta contenente quanto necessario per animare la serata. Tra i fuochi artificiali e le girandole facevano timida mostra di sé anche le “stelle di Natale”, degli innocui e apparentemente inoffensivi bastoncini terminanti con una estremità su cui sta, a mò di prosciutto su un grissino, una sostanza che a contatto con il fuoco sprigiona delle sfavillanti scintille. Diego distribuì e accese le “stelle” consegnate ad amici e parenti presenti, e riservando per sé la parte più divertente, anche se in teoria più pericolosa, si recò all’esterno della casa in prossimità dell’entrata del laboratorio della pasticceria Scortegagna.
In ossequio all’annuale rito, anche se in tono un po’ dimesso (per non creare troppi fastidi alla piccola Anita, aveva deciso di non comprare i botti), Diego si apprestò a dare il via al suo spettacolo pirotecnico, mentre dal balcone in alto provenivano le raccomandazioni della nonna Maria di stare attenti a non incendiare qualcosa. In quello stesso istante io, Daniele, brandendo la mia “stella di Natale” accesa, con il braccio ben teso in verticale sopra la testa, dopo aver corso per un po’,come un invasato, dentro e fuori il cortile della casa, arrivai in prossimità di Diego, decidendo ahimè, di spaventarlo: decisi allora di lanciare il bastoncino verso di lui, però con lancio morbido e a parabola, perché era mia ferma intenzione che lui potesse accorgersene e spostarsi: non volevo di certo rovinare l'inizio dell'anno nuovo con qualche increscioso incidente! Ma il calcolo del peso specifico del “prosciutto”, all’estremità del bastoncino, fu fatto purtroppo in difetto e la parabola, che voleva essere di corto raggio, diventò un cross stile “palla lunga e pedalare”, che planò al termine del suo volo sulla cima della tendina parasole della vetrina principale del laboratorio.
Un silenzio irreale ci avvolse. Io e Diego ci guardammo per qualche breve istante.. In realtà io guardavo Diego, lui con la cicca penzolante sul lato della bocca mi guardava con uno sguadro misto di commiserazione (novanta per cento) e stupore (dieci per cento). Anche gli altri amici mi guardavano ma soprattutto guardavano l’allegro fuocherello che iniziava a crepitare da sopra la tendina. Qualcuno già scuoteva la testa pensando alla piccola Anita, figlia di cotanto padre. Allora presi in mano, con grande decisione, come solo un leader sa fare, la situazione, guardai Diego e gli dissi: “Brucia! Cosa fémo?” e Diego - accendendo nel frattempo, con calma serafica, un altro fuoco artificiale - “pembi aqua! (prendi l’acqua detto con la cicca a mezz’asta)”. Allora corsi come un pompiere newyorkese verso Silvia, mia cognata, che vista la mal parata si era già premurata di riempire un secchio con dell’acqua, e strappatoglielo quasi di mano, mi lanciai saettando verso l’incendio. Arrivato sotto la tenda lanciai l’acqua. Anche in questo caso il calcolo della traiettoria portò a risultati pietosi, il fuoco non fu neanche sfiorato, e mi guardò dall'alto facendomi il gesto dell'ombrello, in compenso ebbi almeno la presenza di spirito di spostarmi prima che l’acqua di ritorno mi colpisse.
Nel frattempo mio fratello Giulio, lì presente e colpevolmente immobile, era impegnato in una conversazione telefonica con mia mamma (come al solito tempestiva nel chiamare nei momenti più inopportuni!): M: “Ciao Giulio. Tanti Auguri!”. G: “Ciao, mamma, auguri!” (voce in sottofondo: “Portate acqua! Portate acqua!”) M: "Mi passi tuo fratello che gli faccio gli auguri? Ma cosa succede?” . G: “In questo momento c’è un po’ di casino te lo passo dopo!”.
Mentre preso dalla disperazione più cupa già mi vedevo arrivare i pompieri per evitare che l’incendio divampasse su tutto il paese di Quinto Vicentino, ecco arrivare il prode amico Dalle Ave che munito di un misero pentolino, con 2 ml di acqua, in pieno spirito da AMCPS (minimo risultato con il minimo sforzo) cercava inutilmente miglior sorte del sottoscritto. Alla fine fu tempestivo e quanto mai opportuno l’intervento risolutore di Diego (sempre con sigaretta di taglio) che con estintore provvidenzilamente fornito dalla morosa riuscì a domare le fiamme.
Bilancio finale: tenda bruciata da ricomprare, estintore da ricaricare a mie spese e livello di autostima sceso a –1.000. Da non dimenticare lo sguardo di mia moglie Marina al mio rientro in casa, e la sua domanda rimasta senza risposta “Ma come hai fatto? .