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NYC marathon Attivita' Ludico-Sportive
di Kabubi,  4 Novembre 2013 stampa

e bravi!

Marco Rodella completa la gara in 4 ore 34 minuti 30 secondi

Siro Pillan completa la gara in 3 ore 57 minuti 48 secondi

Roberto Cerin penso fosse a una gara sportiva....

10 commenti
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Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.

  di Llerin, 05 Novembre 2013, 15:50 permalink

Bravi veramente!

Roby era proprio ad una gara sportiva.

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  di siracide, 06 Novembre 2013, 07:59 permalink

Confermo che Roby se ne fregava bellamente di noi in gara ed era a vedere il football.

per in non feisbuchiani riporto:

Io ho fatto quello che dovevo fare... andar piano! Quindi son contento.
Mi ero prefissato di stare tra i 4'30 e i 5'00/km, ma sono (ancora) andature troppo innaturali per me, per cui nella prima parte son rimasto quasi sempre più vicino al limite inferiore (che comunque è già sufficientemente più lento delle mie soglie).
Come prevedibile non è arrivata quindi nessuna crisi ma il calo c'è stato comunque perché la fascite plantare si faceva sentire e le gambe cercavano di parare il tutto rimettendoci anche la loro integrità. Oltretutto tenere basse velocità non aiuta (io dovevo cercare di farlo per sopperire alla mancanza degli ultimi allenamenti per sostenere la distanza). In realtà andando piano l'appoggio maggiore col terreno comporta alla lunga maggiori disagi. Ma andar più veloce non potevo permettermelo, non avevo allenamenti sufficienti per correre più forte per tanti km.
Dicevo che in queste condizioni se fossi andato bene un bel risultato sarebbe stato anche solo scendere sotto le 3h30/3h40... ma quando i dolori sono usciti fuori ho cambiato ovviamente obiettivi: ho provato a studiare il modo di fare esattamente un'ora più del personale (e ho anche dovuto sprintare per potermi concedere poi l'arrivo marciando).
E nel Bronx mi son fermato a suonare i tamburi di una band di percussionisti!

un po' di cronaca per punti:
- arrivato in ritardo col ferry boat, ho trovato la scritta relativa ai miei wave e corral "closed", precipitandomi, però, ho trovato l'addetta che teneva ancora aperto il cancello del primo gruppo (il mio)... i soliti privilegiati
- partenza in prima fila dietro alle sub-elite donne, nella corsia a fianco dei top runner uomini
- vento gelido, si corre coperti finché si può, poi a tratti sole e caldo, nuovamente sventolate gelide e nuvoloni, poi ancora sole (scelta adeguata la maglietta a mezze maniche sotto la canotta col nome in bella vista)
- si corre con un fiocchetto azzurro in memoria della tragedia di boston
- dal 2° miglio cioè appena scesi dal fantastico ponte di Verrazzano, si viene letteralmente investiti dal tifo scatenato di una moltitudine immensa + band ad ogni miglio o anche meno. E fin da subito mi sento chiamare per nome mille volte
- impossibile rimanere indifferenti e non partecipare all'entusiasmo (specie se l'intento, come per me, è quello di non tirare e quindi si corre tranquilli e rilassati godendosi quel che c'è attorno)
- non rimanere indifferenti può significare due cose: correre, volando a 10 cm da terra, a ritmi più veloci oppure rispondere al tifo, scherzare, battere il cinque ... la prima non potevo farla... mi son dedicato alla seconda per molti km.
- in varie occasioni viene la pelle d'oca, che avverto particolarmente sulle coscie
- tutto il percorso è impressionante per la festa e l'incitamento, forte, spiritoso, profondo e serio, scritte, colori, musica e quel continuo chiamarmi per nome... pazzesco
- in quei pochi tratti in cui non c'è gente l'effetto rimane: il silenzio è assordante, disturbato solo nel Queensborough Bridge dal rimbombo dei nostri passi o dal passaggio di un treno
- lungo la 1st avenue un punto ristoro riforniva di gel, per le ultime fatiche: me ne son ritrovati in mano uno al cioccolato e uno alla vaniglia: nauseabondi da quanto dolci erano
- nel Bronx una band di percussionisti mi presta i bastoni (non erano bacchette) e suono un tamburo a un ritmo perfetto... un fotografo si avvicina e scatta... chissà se era dell'organizzazione e se vedrò mai quelle foto
- il Central Park lo trovo facile tanto è entusiasmante, sebbene abbia dei saliscendi
- alla fine torno a correre sotto i 4'30/km per chiudere esattamente con un'ora in più del mio personale fatto nella mia prima maratona, 15 anni fa.
- l'arrivo lo faccio marciando come in tutte le mie ultime gare "tranquille"
- detto di questa coincidenza di minuti con 2h davanti alla mia prima maratona e 3h oggi, sarebbe proprio il degno risultato per la mia ultima maratona, ma non son solito fare proclami definitivi o assoluti. In realtà da tempo pensavo e dicevo che poteva essere l'ultima: son di natura mezzofondista e le maratone le faccio più per divertimento, ma il mio fisico tende a ribellarsi. Però posso dire questo: se mai dovessi tornare a correre una maratona vorrei fosse qua... non ci sono paragoni con altre!
- dopo la gara, nel lungo tragitto per rientrare all'appartamento, in zone ben lontane dal percorso e dall'arrivo, ho perso quasi la voce per rispondere a tutti i complimenti di TUTTE le persone che incrociavo. Addirittura alcune, che stavano parlando al cellulare, sospendevano di parlare al telefono per farmi i complimenti.
- il nostro gruppo: io 3h57'48", Piera Bolzani 4h21'37", Livio Dalla Verde 4h34'28", Marco Rodella 4h34'30", Paola Preto Martini 4h46'06"

E' l'unica maratona, credo, in cui dopo due giorni puoi girare tranquillamente con la medaglia al collo (e tutti lo fanno) senza che ti prendano per matto o si chiedano cosa sia quella medaglia: anzi, anche dopo due giorni, non solo ti fanno i complimenti, ma la gente comune si ferma a chiederti dettagli, a raccontarti quante emozioni hanno vissuto loro guardando la gara.... incredibile veramente!
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  di zanata, 06 Novembre 2013, 21:56 permalink

contenta lei... ai nostri è andata meglio, pare

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  di siracide, 07 Novembre 2013, 13:09 permalink

Il nostro "accompagnatore" ufficiale ha dato a suo modo spettacolo, girando per la metropoli spesso da solo, senza cellulare (col dubbio se/quando l'avremo rivisto).

Ai security check veniva sempre tenuto d'occhio. All'aeroporto l'hanno sottoposto ad approfondita e minuziosa perquisizione... in effetti, si presenta uno che sta a NY per 4-5 giorni, ma viaggia solo con un piccolo bagaglio a mano, che però fa imbarcare coi bagagli, sale in aereo col solo marsupio, mentre l'altra gente ha pacchi sacchetti sacchettini, borse, zaini, giacconi... La poliziotta prova anche ad insistere: tutto qui? ... non ha altro?

 

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  di elmoro, 08 Novembre 2013, 13:13 permalink

confermo, anche a me e' capitato una volta di viaggiare milano-newark con un solo zainetto, peraltro abbastanza vuoto. Un poliziotto mi ha fermato e mi ha fatto un po' di domande, gli ho dovuto spiegare che avevo due case e non mi serviva portarmi dietro roba :)

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  di ziolate, 07 Novembre 2013, 17:41 permalink

mi piace perchè i comuni turisti scattano centinaia di foto a new york panorami, statue, musei,ecc.

era l'unica foto che mi interessava di fare.comunque bella città ne è valsa la pena.

poi ce ne un'altra che mi ha fatto roda alla partita di hokey che spero riesca a farvi vedere.

PS per siro: ho ancora il cellulare completamente bloccato probabilmente dovrò cambiare scheda.

ahhh se mi dicevano prima che correva anche pamela mi iscrivevo subito. 

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  di siracide, 07 Novembre 2013, 18:49 permalink

Pamela Anderson in corsa  Sean Penn tra il pubblico

Pamela correva, Sean Penn, fotografato da Ilaria (moglie di Prlando Pizzolato) in tribuna all'arrivo della Maratona di New York. Riservato e modesto, in molti non si sono nemmeno accorti della sua presenza. Ha "accompagnato" alcuni maratoneti haitiani vittime del terremoto (nell'ambito di una campagna di supporto della sua fondazione umanitaria).

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  di elmoro, 08 Novembre 2013, 13:15 permalink

se ti prendi per tempo riesci anche a trovare biglietti per lo show di letterman. Credo siano pure gratis, per cui davvero bisogna fare molto in anticipo

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  di sgorbio, 07 Novembre 2013, 21:17 permalink

Sei più grande del cartello!!!!

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  di Roda, 11 Novembre 2013, 11:27 permalink

FINE SETTEMBRE 2012: sono oramai mesi che ti stai allenando e, per quelli che sono i tuoi limiti, stai andando molto bene. Le gambe assecondano i tuoi desideri, le tabelle preparate dall' amico Siro vengono ampiamente rispettate ed anzi, a volte, devi mordere il freno. Stavolta, l'obiettivo che ti sei imposto, finire una maratona entro le 4 ore, sembra ampiamente alla portata, ed i "sacrifici" sopportati sembrano avere un senso: le levatacce mattutine d'estate, quando il caldo insopportabile ti impediva di correre la sera, qualche bicchiere di vino o birra in meno, le porzioni di pasta meno abbondanti trovano finalmente un riscontro. Ma, nello sport come nella vita, a volte gli imprevisti sono dove meno te lo aspetti: un allenamento banale, un ritmo che potresti tenere per ore, una strada dietro casa che conosci a menadito; nulla che possa far pensare ad un agguato della sorte. Eppure, eccola lì, quella maledetta fitta che hai imparato a conoscere negli anni, quel coltello che ti entra nella coscia, e ti dice parole di cui già conosci il significato: riposo, fisioterapista, laser, tecar, ultrasuoni. Significa, soprattutto, cambiare tutti i tuoi obiettivi: non più le 4 ore, ma solo arrivare, sempre che si possa partire. Fosse un'altra gara, staresti già pensando di rinunciarvi; ma a "quella" gara, no, non si può: ci sono già gli aerei e la casa prenotata, persone che viaggeranno con te, soldi spesi e, soprattutto, la volontà di farla, a tutti i costi. "Topo (eh si, Elisa mi chiama così), non puoi cambiare sport ?". "Roda, ma chi te lo fa fare ?" mi ripetono spesso gli amici. Già, chi ? 
PRIMI DI NOVEMBRE 2012: hai completato il tuo percorso, la lesione non era così grave e, in qualche maniera, ti hanno rimesso in piedi. Le scarpe da running hanno viaggiato molto poco negli ultimi 40 giorni, ma per fare una maratona come si deve servirebbe ben altro. Siete partiti tu, Siro, Livio e Piera, con i vostri accompagnatori ed ognuno con i suoi obiettivi da raggiungere. Però nei vostri occhi non c'è la gioia, l'eccitazione, la tensione propria di ogni pregara; la vigilia di questa gara è diversa perché, nel frattempo, è arrivato qualcuno che non era stato invitato, qualcosa che non doveva arrivare: è arrivato "Sandy". Appena scesi dall' aereo, ti rendi conto che correre in quelle condizioni sarebbe una pazzia, costituirebbe un'offesa verso i morti, i feriti, gli sfollati, la città devastata. Infatti, in ritardo, vi avvisano che non si correrà. E' una decisione logica, seppur tardiva, eppure qualcuno sembra essere più preoccupato di non ricevere l'agognata medaglia che non portare il minimo rispetto verso le vittime della tragedia. Accogli la decisione con favore e, egoisticamente, pensi anche che l'anno prossimo avrai la possibilità di correre al meglio delle tue possibilità. Si, perché decidi immediatamente che ci riproverai nel 2013.
APRILE 2013: i coltelli hanno continuato a farsi sentire, ma gli esami hanno detto che i muscoli delle tue gambe sono a posto. Hai tentato di allenarti al meglio e, nelle distanze medio/brevi, sei anche riuscito ad ottenere dei buoni risultati. Ora, vuoi provare ad allungare i chilometraggi e torni fiducioso sul Lago d'Iseo. La gara sta andando magnificamente, hai trovato un ottimo traino e mantieni senza difficoltà ritmi che fino a qualche mese prima ti sarebbero parsi insostenibili. O, forse, sono insostenibili: infatti, poco dopo la metà gara i coltelli ti fanno capire che, così, non puoi andare avanti. Ti trascini all' arrivo; Elisa incrocia il tuo sguardo, e capisce. "Topo, perché non cambi sport ?" . Gli amici, con affetto, ti chiedono "Roda, ma chi te lo fa fare ?". Già, chi ? Nessuno, in effetti. Il tuo corpo ti sta dicendo che non può (o non vuole) più correre, perlomeno non così spesso. Decidi di assecondare le sue richieste, e ti imponi di passare tutta l'estate senza indossare le scarpe da running.
SETTEMBRE 2013: è passato un anno, ma sembra ieri, in tutti i sensi. Hai provato ad assecondare le richieste del tuo corpo, hai giusto fatto un paio di sgambate montane con l'amico Livio, ma non cambia nulla, se non in peggio. I coltelli ora si divertono a tormentare anche glutei e schiena; radiografie, risonanze magnetiche ed ecografie dicono tutte la stessa cosa: "Lei è a posto". Sarai forse un malato immaginario ? "Topo, cambia sport". "Roda, ma chi te lo fa fare ?". Persino il medico ti dice: "Marco, non vorrei sembrarle scortese, ma deve cominciare a pensare che ha una certa età, il suo fisico non ha più 20 anni". Hanno ragione, tutti, ma vuoi fare questa corsa, a tutti i costi. Decidi di centellinare gli allenamenti, le tabelle di Siro servono solo a farti capire la distanza che c'è tra dove sei e dove dovresti essere.
OTTOBRE 2013: manca un mese, e i tuoi allenamenti si sono ridotti alla marcia FIASP della domenica mattina. I coltelli sono sempre lì, e non li senti solo correndo: provi dolore anche quando cammini, quando stai seduto, o sdraiato. A volte, per alzarti dal letto, devi rotolare su te stesso. Livio, Siro, Piera e Paola ti dicono che anche loro sono messi male: ma chi l'ha detto che lo sport fa bene alla salute ? Alle marce, incontri gente con cui correvi senza problemi. Ora, arrivano, ti salutano, ti sorpassano. Stringi un patto con te stesso: l'unico obiettivo sarà quello di arrivare, a qualsiasi costo, con qualsiasi tempo, e dovrai essere soddisfatto di questo.
NOVEMBRE 2013: ci sei, è "IL" giorno. Sei riuscito a combinarne una delle tue anche oggi: troppo difficile regolare la sveglia con fuso orario ed ora legale, e rischi di rimanere appiedato dai tuoi ritardi. Ma, finalmente, si parte: le tue gambe si mettono in moto, e, con loro, i coltelli: devi tenerli a bada per 4 o 5 ore, poi sarà tutto finito. I primi chilometri li corri sopra una nuvola, poi scendi dal ponte ed entri in un'altra dimensione: centinaia, migliaia, decine di migliaia, centinaia di migliaia di persone che battono le mani, incitano, innalzano cartelli, urlano il tuo nome impresso sulla canotta. Ti guardi attorno, inebetito, estasiato: quelle persone sono lì per te, è del tutto evidente. Qualcuno ha detto loro dei sacrifici che hai fatto per essere lì, e loro ti vogliono ringraziare. Il fatto che Siro, Livio, Paola, Piera ed altri 50.000 runner pensino la stessa cosa per loro, non cambia nulla: in quel momento, quelle persone sono lì per te, e tu non puoi deluderle. I loro incitamenti sono mani che strappano i coltelli dalle gambe, dalla schiena; sono sempre di più, e non smettono mai di urlare, di applaudire. Vorresti ringraziarli uno ad uno, ma ti accontenti di stringere qualche mano, di dare qualche "high five", di strizzare l'occhio a qualche bimbo. I chilometri scorrono inesorabili, sei quasi dispiaciuto di non andar più piano per poterti maggiormente godere quello spettacolo. Attorno al 35 km. i coltelli stanno perdendo forza, troppe le mani che li tolgono. Queste, però, non possono far nulla contro i crampi, che sono lì a dirti: "Non azzardarti ad accelerare, ci siamo anche noi". Li ascolti. Tu e Livio decidete che va bene così: forse poteva andare più forte lui, forse potevi farlo tu, ma avete deciso che questo spettacolo va vissuto assieme, e così sarà. Entrate al Parco, e siete quasi respinti dal boato che vi investe. Vi guardate attorno come dei bimbi al luna park, sfiniti e felici. Vorreste ringraziare tutti, ed invece sono loro che ringraziano voi. Cerchi con gli occhi una persona in mezzo a quella folla, la vedi, ti avvicini, un bacio: "Bravo Topo, ce l'hai fatta"; "bravo zio", ti dice la piccola Lucrezia. Sono le mani che tolgono gli ultimi 2 coltelli, ora sai che nulla ti potrà più fermare. A 50 metri dalla fine, la tua mano sinistra stringe la destra di Livio: 4 braccia si levano al cielo e tagliano il traguardo, poi si abbassano sulle ginocchia, si rialzano e si stringono in un abbraccio. Uno sguardo, una parola: "Grazie". Non serve altro. Non guardi il tempo, non conta, non oggi. "Roda, ma chi te lo fa fare ?". Oggi ho la risposta: un giorno, una città, una corsa: 3 novembre 2013, New York, New York City Marathon.

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