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«Prof, basta vacanze - Date senso al lavoro» Notizie di varia natura
di siracide, 29 Dicembre 2011 stampa
Da "il Giornale di Vicenza" 28.12.2011
Il preside del liceo Brocchi, Bassano, si rivolge agli insegnanti a casa

Questo Paese, ha ripetuto più volte il Consiglio dei Ministri Mario Monti, o si salva tutti assieme o non si salva. Il che significa che ognuno deve fare la propria parte. Togliendo anzitutto le incrostazioni, cioè le cose che non vanno e le contraddizioni più o meno mascherate. Resta poi il grande tema dell´equità, quindi della giustizia sociale. Che è domanda di una politica in senso alto, pulito, trasparente.
Anche la scuola può e deve fare la propria parte.
Facciamo solo un esempio: queste giornate di vacanza per gli studenti, per i docenti in realtà non dovrebbero essere di vacanza. Non essendo giorni di ferie, tutti dovrebbero essere in servizio, nonostante la pausa delle lezioni.
In altre parole, i tempi della scuola non sempre coincidono con i tempi degli altri mondi del lavoro.
Mentre cioè le scuole sono chiuse, per la sola attività didattica, per gli altri mondi il lavoro continua, a meno di pause per ferie o per crisi di ordinativi. In poche parole, tutti i lavoratori, se non in ferie, sono comunque al lavoro, mentre i docenti, anche se non in ferie, sono in vacanza, come i propri studenti.
Dico questo sapendo bene che ci sono docenti e docenti: perché una parte durante queste vacanze in realtà si sta dedicando alla correzione dei compiti, allo studio, alla riflessione. Sono una minoranza o maggioranza? Difficile a dirsi. Ma per esperienza parlerei di una netta maggioranza in vacanza. Anche senza essere in ferie.
Sappiamo bene, poi, che quella dei docenti è una professione un po´ anomala rispetto al lavoro d´ufficio, perché "intellettuale", con una gestione del "valore tempo" ben diversa da altre professioni.
Il "valore tempo", ad esempio, è un valore aggiunto che andrebbe quantificato, per far capire che lo stipendio non può essere l´unico parametro del valore di una professione. I bassi stipendi dei docenti, rispetto alla media europea (senza carriera, senza riconoscimento del merito, tutti uguali, l´ultimo retaggio sovietico!), sono in realtà compensati da una libera gestione del fattore "tempo". Che quasi l´70% del corpo docente sia composto da donne la dice lunga su questo aspetto non sempre considerato.
Vorrei, però, con queste righe, non limitarmi ad una nota critica. Vorrei anzi, vista la possibilità da parte dei docenti e dei presidi di un periodo di vacanza anche senza essere in ferie, offrire stimoli di riflessione, anche in vista di una ricaduta sul lavoro di classe con gli studenti.
Ho notato, ad esempio, anche in molti giovani docenti, una cosa che da tempo mi sta facendo riflettere: trovo troppi professori che si limitano ad eseguire il proprio lavoro secondo un profilo minimalista, senza entusiasmo, senza quella grinta educativa che i nostri studenti attendono come la manna. Vedo cioè troppi docenti che fanno fatica a comunicare il "senso" del loro lavoro, del servizio educativo. In troppi si limitano alle poche ore di docenza, senza mettersi a disposizione per il "bene scuola". In troppi si limitano a garantire una prestazione, senza trasmettere ai giovani il sapore del sapere, il gusto della ricerca, la meraviglia dell´intelligenza, essenziali non solo all´interno di una classe, ma in primis all´interno di una "comunità educante". Noto troppo individualismo, anche nei giovani docenti. Che siano le conseguenze nefaste delle liste lunghissime, dell´estenuante precariato, della follia della gestione ministerial-sindacale della scuola? Ne sono convinto.
La causa principale è data dal fatto che il nostro sistema scolastico è chiuso, conservatore, perchè favorisce i garantiti, e sfavorisce i giovani in gamba in nome della sola anzianità di servizio. Una follia tutta italiana. Quanti scelgono la scuola per una propria vocazione, e quanti invece come seconda scelta? Noi dobbiamo tornare a proporre l´insegnamento come prima scelta, ma qui ci vuole un sistema non-chiuso, per dare la possibilità ai giovani in gamba di entrare a scuola subito dopo la laurea e la specializzazione. Con un adeguato corso di formazione.
Mi piace pensare che, nonostante quadri normativi ingiusti verso i giovani in gamba, nonostante un mondo sindacale per lo più interessato a difendere i vecchi privilegi, nonostante anche stipendi bassi e altro; mi piace pensare, dicevo, ai giovani docenti con i loro occhi che brillano quando entrano in classe, che si emozionano quando presentano un testo o un teorema, non solo cioè come vuota formula, ma come sintesi della gioia della scoperta. Questa attenzione deve tradursi poi in forza del cuore per i nostri studenti, i quali, nonostante le difficoltà, in fondo cercano di capire, attraverso le nozioni, il perché della loro vita, cioè una speranza di futuro.
Il quadro normativo e la prassi sindacale della nostra scuola non favoriscono questa "ricerca di senso" nei docenti, giovani o meno giovani, e quindi, in primis, nei nostri ragazzi. La scuola premia i ragazzi "intelligenti" o i ragazzi "diligenti"? Bella domanda.
Mi piace dunque immaginare che i nostri docenti, con i più giovani in prima fila, durante queste vacanze gratis hanno scelto di spendere un pò del loro prezioso tempo per un riposo non-vuoto, non-consumistico, ma proteso a meditare il "senso" del proprio servizio ai ragazzi di oggi. Al di là di programmi, norme, stipendi, riconoscimenti sociali, compiti da correggere, studi da coltivare, lezioni da preparare, famiglia da accudire.
Vacanze gratis, ma spese bene. Un altro modo per "servire" al meglio i nostri studenti e le loro famiglie. Vero "servizio pubblico".

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