"Ancora non mi capacito. Di come il Bacchiglione abbia potuto allagare Cresole, località di Caldogno - casa mia. E le strade, le piazze del centro di Vicenza, proprio sotto al mio studio. Allagare, peraltro, è un eufemismo. Visto che si è trattato di un'alluvione disastrosa. Che ha provocato danni immensi. Alcune vittime. Migliaia di persone con la casa danneggiata, spesso in modo molto serio. Abitazioni affondate nel fango. Insieme a ciò che contenevano. E uffici, garage, automobili. Ieri, quando mi sono mosso da casa, un paio di chilometri dai luoghi alluvionati, ancora non me ne rendevo conto. Ma era impossibile circolare. Tutte le strade che percorro, quotidianamente, per recarmi a Vicenza oppure per raggiungere l'autostrada, a Dueville, bloccate.
IL VIDEO: VICENZA DALL'ALTO
E ancora non mi rendo conto di come possa essere accaduto. Il Bacchiglione - il fiume che ha travolto tutto, da Vivaro a Vicenza, passando per Cresole e Rettorgole, località di Caldogno - io lo conosco bene. Quando ho tempo e il tempo lo permette, lo risalgo in bici, lungo il greto. Vi entro al confine con Vicenza, il Ponte del Marchese, al confine con il Dal Molin, l'area dove, un giorno dopo l'altro, con rapidità sorprendente (e inquietudine immutata), vedo sorgere la base americana.
Da lì risalgo. Da una parte il corso
d'acqua, dall'altro la campagna. Arrivato a Cresole, attraverso la strada e proseguo ancora, fino a Vivaro. Poi, di nuovo, passo la strada e continuo, in mezzo ai campi, costeggiando il Bacchiglione. Che definire "fiume" è sicuramente esagerato. Lì è un torrente che puoi attraversare in molti, diversi punti. A piedi. Visto che l'acqua è poca. Consumata dai campi. Cambia nome spesso, il Bacchiglione. Quando si avvicina a Vicenza si chiama Livelòn. In alcuni punti, d'estate, diventa Livelòn Beach, dove molti vicentini vengono a bagnarsi - fare il bagno è un po' impegnativo. E a prendere il sole. Non riesco davvero a rendermi conto di come possa essere successo. Cosa abbia potuto trasformare il mio percorso salutista - che mi permette di stare per un poco solo con me stesso - in un fiume killer. Capace di travolgere tutto e tutti. Non è la valle del Nilo. Non ci sono colline che franano, intorno. Anche se sotto c'è un bacino di falde acquifere fra i più ampi d'Europa. Due giorni di pioggia improvvisa, battente e ininterrotta, insieme allo sciogliersi rapido delle nevi nelle montagne vicine (complici lo scirocco e un veloce rialzo della temperatura. Tutto ciò ha trasformato un torrente nel Nilo in piena. Inimmaginabile, per me. Anche se, in questi anni, ho visto - e raccontato - cose che voi umani...
Un territorio verde: urbanizzato senza limiti e senza regole. Caldogno, da quando sono arrivato, negli anni Ottanta, è passato da 4 a oltre diecimila abitanti. Nei prossimi anni dovrebbe superare il 20 mila. È la previsione che orienta le scelte urbanistiche. (Forse si attende l'arrivo degli americani.) Le strade, punteggiate di rotatorie, sempre più numerose. Spesso in punti incomprensibili: in mezzo ai campi - indicano che lì nascerà, presto, una nuova entità immobiliare. Un nuovo non-luogo abitato da stranieri. (Perlopiù "italiani"; ma stranieri perché estranei l'un l'altro.) E poi capannoni, zone artigianali e commerciali. E piscine, centri sportivi. Il territorio scompare, o comunque si nasconde. Non per caso avevo scelto quel torrente per i miei giri in bici. Ormai si tratta dell'unico percorso sicuro e tranquillo. Poche le piste ciclabili e sulle strade normali, anche le più periferiche, andare in bici è da pazzi. Io stesso, quando viaggio in auto, ne ho paura. E li "investo" ... di male parole. Difficile chiedere troppo ai fiumi - e alle loro imitazioni. Difficile chiedere ai torrenti di fare gli straordinari, di affrontare prove e sfide straordinarie. Di domare l'irruzione di piene improvvise e imprevedibili. Gli argini, spesso, non ci sono più. E, comunque, i campi intorno non tengono. Anche perché, in molti casi, "livellati" dai cavatori. Le case sono lì a due passi. Sempre più vicine. L'acqua, uscita dagli argini, arriva in un attimo. E quando scende verso Vicenza, sempre più tumultuosa, non incontra più l'ultimo rifugio, l'ultimo sfogo. Il Dal Molin. È impermeabilizzato, messo in sicurezza. Oggi più che mai. Così l'onda scivola via. Prosegue sempre più grossa. E si abbatte su Vicenza senza ostacoli, senza freni, senza limiti. Gli amici di Vicenza che abitano presso Ponte degli Angeli dicono che tutto è avvenuto in fretta. Troppo in fretta. Quando hanno capito che l'acqua stava davvero uscendo dall'argine, scavalcava il ponte, invadeva piazza Matteotti, Santa Lucia e i dintorni. Era troppo tardi. Troppo tardi. Così come troppo tardi avevano capito quel che stava succedendo. Ora tutti cercano i colpevoli e si rimpallano la responsabilità, ma nessuno poteva immaginare l'inimmaginabile. E nessuno poteva immaginare che l'ambiente era lì, pronto a chiedere il conto di tanti decenni di incuria. In modo tanto clamoroso e violento.
L'inimmaginabile, peraltro, resta ancora oscuro per gran parte degli italiani che abitano altrove. Perché i giornali "nazionali" ne hanno parlato poco - a pagina 20 della cronaca. Perché le tv "nazionali" hanno guardato la catastrofe con un certo stupore. Ma senza rendere l'effettiva drammaticità degli avvenimenti. Tanto che i miei amici, i miei colleghi che abitano nel mondo - e ancor più in Italia - non si sono resi conto di quel che è successo. Non saprei dirne la ragione vera. Forse perché, in fondo, si lamentano sempre, quelli del Nordest. Così, quando ce n'è davvero il motivo, non vengono presi sul serio. Se te la prendi sempre con Roma ladrona, Roma si vendica. E quando chiami non ti sente. Forse perché resiste il mito del post-terremoto friulano; o del Vajont. Quelli abituati a fare da soli. Ad aggiustare i propri conti con le sfide del mondo e della natura senza chiedere aiuto agli altri. Così gli altri, quando ci capita qualcosa di grosso, non si accorgono di noi. Tanto siamo campioni dell'arte di arrangiarci.
Forse perché Vicenza, il Veneto, il Nordest sono terre lontane. Da Roma, ma anche da Torino e Milano. Periferia romana e padana. E poi, vuoi mettere i rifiuti di Napoli? Così, le grida si sentono poco. Echi lontani. E qualche ripresa. Qualche immagine. Persa tra le foto di Ruby, le avventure erotiche e le barzellette sconce di Berlusconi, le polemiche dell'opposizione, le inchieste infinite da Avetrana. L'alluvione di Vicenza. Un servizio a pagina 20 sui quotidiani e una notizia dopo dieci minuti di tigì, il giorno in cui avviene. Poi sparisce.
In fondo si tratta di una tragedia minore che si consuma in una provincia minore. Non merita un'inchiesta. Al massimo una cronaca. Minore."
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Faccio un unico commento, generalizzato, banale, quello che volete...
Io ho visto tanta gente, a partire dai miei familiari, a partire dai miei amici... si sono rimboccati le maniche... non hanno aspettato la manna dal cielo! In via Bertesinella sappiamo quello che succede praticamente ogni volta che piove, siamo (o meglio sono) sempre in allerta, mio papà ha lavorato per due giorni senza sosta per salvare tutto quello che poteva, mio fratello anche, Polo si è arrangiato a pulire, con suo fratello... Ho visto dei ragazzi portare con mezzi propri latte e acqua alle famiglie isolate... io non ci avrei pensato!
Purtroppo ci sono anche quelli che dalla finestra della loro casa hanno guardato il fiume salire... aspettando cosa? Le sirene? Che il sindaco passasse casa per casa? Che smettesse di piovere?
Ecco anche io non so spiegarmi, invece, quello che è successo a Caldogno, Cresole, Vivaro.... una cosa così improvvisa... Lì tutti colpiti! Neanche il tempo di affacciarsi per vedere cosa succedeva.
... solo due morti a Vicenza per l'alluvione, Vespa aveva altro di cui parlare... fossero stati di più in trasmissione ci sarebbe stato il plastico della città con l'esondazione simulata.
Meglio così?
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Tutto vero quello che si scrive. Purtroppo :
- ci sono tanti morti ? NO
- quei pochi, colpiscono l'immaginazione (la madre che abbraccia il figlio, la donna che aspetta un bambino, i fidanzatini che si dovevano sposare) ? NO
- sono state intervistate persone che si sono messe a singhiozzare perchè "abbiamo perso tutto" ? NO (nel senso, hanno perso tutto, ma testa alta e schiena dritta)
- c'è gente ha fatto la rivoluzione contro lo Stato assente ? NO
Pertanto, si torna a Napoli; lo stesso faccia di cazzo di Bertolaso col suo merdoso maglioncino blu è stato qui mezz'ora , poi via, verso altri e più visibili lidi.
Funziona così, funzionerà sempre più così, finchè noi utenti/popolo non decideremo di cambiare canale. Cioè, mai.
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Aggiungo questo tratto da "Il Giornale"
Sono un polentone bagnato appena uscito dalla fanghiglia che ha sommerso gli abitanti di Vicenza, Padova e dintorni causa l’esondazione del Bacchiglione. Migliaia gli sfollati e centinaia le famiglie trasferite nei palazzetti dello sport e arrangiate con le coperte lise dell’ultimo istante. Una silenziosa mobilitazione di persone vittime non solo di piogge cospicue, ma anche della tragica manipolazione umana del territorio e delle campagne, che si rifiutano di drenare gli acquazzoni. Una situazione drammatica dalla quale però non si è levato uno strillo. Non uno strepitio di folla che reclamava vitto e alloggio, imprecando contro lo Stato reo di averli abbandonati. Non una vedova in lacrime e litanie morbose. Non una rampogna contro gli amministratori locali e nazionali. Non un Matrix o un Porta a Porta o un approfondimento rosso. Eppure Bertolaso ha constatato dall’alto dell’elicottero la gravità della situazione con interi paesi come Caldogno sott’acqua e i conseguenti danni incalcolabili alle attività produttive.
Nonostante ciò, né un rappresentante del governo né dell’opposizione sono venuti in Veneto, impegnati come sono a disquisire su temi d’eccellenza come Ruby & C. Nessuno ha chiesto finanziamenti e nessuno men che meno li ha promessi. Il governatore ha timidamente accennato che serviranno denari per la ricostruzione: il veneto però non ama bussare ai palazzi romani per avere schei. Si vergona, arrossisce. Preferisce rimboccarsi le maniche, olio di gomito e giù a sgobbare per rimettere insieme i cocci della disperazione. Siamo così: un po’ tontoloni, ma grandi lavoratori. Dignitosissimi creduloni, ma non fessi, salvo non si tratti di qualche avvenente moldava. Diamo a Roma senza nulla pretendere. Loro ci pensano cornuti e mazziati, noi, invece, consapevoli della nostra poco corrisposta magnanimità, ci riteniamo «diversamente italiani».
Diversi da quei connazionali che strepitano da settimane fino ad arrivare alla guerriglia urbana perché non solo non si degnano di raccogliere in modo differenziato e civile la loro monnezza, ma non vogliono nemmeno smaltirla in casa propria. L’inceneritore di Padova invece riceve spazzatura campana, ma nessuno dei «diversamente italiani» si è mai sognato di andare in piazza a far baccano. È un modo diverso di essere italiani, prima ancora di tramutarsi goliardicamente in padani. È un modo diverso di rispettare lo Stato e la res publica. Un retaggio del Regno Lombardo-Veneto, un rigurgito della tanta polenta mangiata quando nel dopoguerra eravamo poveri e affamati. Le privazioni insegnano lo spirito di sacrificio e in Veneto abbiamo sempre battuto i denti per il freddo e la fame dall’epoca fascista fino al pentapartito. Poi, con il miracolo Nordest e Berlusconi, abbiamo iniziato ad avere qualche ministro e a toglierci qualche soddisfazione: il Mose a Venezia, il Passante di Mestre e addirittura la linea ferroviaria Venezia-Roma inclusa nella Tav.
Rimarremo sempre però degli inossidabili lavoratori che non amano chiedere perché siamo ingentiliti da quella nobile timidezza a sfondo evangelico che precetta di «non chiedere perché vi sarà dato». Nessuno però darà nulla ai veneti che assistono increduli a D’Alema che interrogherà il Cavaliere sulle sue sveltine, ma non si preoccupa di centinaia e centinaia di fabbriche in malora e di operai senza tetto. Al ministro dell’Interno che rassicura gli italiani sui destini di Ruby, ma non spende una parola per migliaia di padani sfollati.
Sul Veneto è calato il silenzio della politica a corto di moneta. Hanno ragione allora i napoletani a scatenare l’inferno a Terzigno: con il ricatto ottengono denari e promesse. Il premier corre a Napoli per rassicurarla e la monnezza in eccesso arriva a Padova. Il mio allenatore Mario diceva sempre: «È vent’anni che magno risi e bisi, perché me chiamate ancora terrone?». Forse ora l’ha capito anche lui...
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Concordo (quasi) in toto.
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Concordo anch'io quasi in toto. Quasi perchè sul discorso immondizia ci sarebbe da dire parecchio; incenerire l'immondizia campana, se fossi nell'attento lettore del giornale, lo vedrei come un piccolo risarcimento per la gente del sud visto che per anni, i nostri rispettabilissimi imprenditori del nord, hanno "infettato" le campagne meridionali con scorie e rifiuti di ogni genere; certo, in collaborazione con la malavita organizzata.
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Dino, lascia stare, gli imprenditori pagano perche' gli venga portata via la spazzatura, forse che sia loro compito sapere dove, e come viene smaltita? A meno che non vi siano segnali ovvi che lo smaltitore operi illegalmente (bambini di 12 anni che vengono a portare via la roba, strumenti inadeguati, etc..) non e' assolutamente il compito dell'imprenditore fare da poliziotto.
Nella maggioranza dei casi la spazzatura viene data ad intermediari che probabilmente neanche sanno dove andra' a finire. E poi anche se fosse, perche' dovrebbe l'imprenditore avere qualcosa contro il fatto che la spazzatura vada a napoli piuttosto che a valdobbiadene? Veramente non capisco il punto del risarcimento: l'imprenditore ha avuto lo smaltimento a gratis?
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Dino, non per anni , anche adesso. La monnezza campana sale a Padova, quella veneta scende a Napoli (soprattutto quella pericolosa, da trattare), la lombarda va in Germania. Perché? Beh, così la camorra guadagna più volte: facendosi pagare dal Veneto, ricevendo contributi per i viaggi dei camion, facendosi pagare per lo smaltimento di scorie in modo specifico, salvo poi interrarle in mezzo all'indifferenziato. lo snno i politici, anche quelli veneti, ma così va bene a tutti, compresi gli imprenditori del nord ovest e del nord est. ops, a quasi tutti... a qualcuno come noi che si incazza e agli abitanti di terzigno & c. che se li vedono arrivare e guai a parlare....
Mi chiedo: e se decidessero di fare un'inceneritore alla Stanga per i rifiuti del Veneto?
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Juri, ti chiedo: da qualche parte bisognerà metterli sti inceneritori, o no? O li mettiamo sulla luna? A Padova l'inceneritore c'è ma non mi pare di avere visto moti carbonari o barricate per le vie della città... A parte che stiamo andando fuori tema, il problema casomai è che a Padova la raccolta differenziata arriva al 60%... a Terzigno arrivano al 5%? Chi lo sa...
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Veneto Stato.
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Veneto stato con i suoi rifiuti.
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io però non avrei lintato il discorso al solo vicentino.
Tutta la situazione veneta è stata trattata come minoritaria rispetto al clamore ed alseguito suscitati, per esempio, dalla " 'munnezza" napoletana
Però a dirlo si passa per i soliti razzisti.
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E' che la monnezza (in genere, campana in particolare) muove più interessi e più soldi della licostruzione delle alluvioni. A meno che le alluvioni non riguardino posti "svantaggiati", dove il mare di soldi che arriva è più grosso (e poco controllabile) e risveglia appetiti di associazioni criminali. Siamo sempre lì.
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l'importante è licostruire!
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mamma li cinesi!!!!!!
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In tutto questo periodo di crisi idraulica mi son sempre chiesto:
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- Dalle si Presidente no;
- non esiste un team emergenza idraulico precostituito
- no
- no
- i numeri forniti sul giornale sono completamente sbagliati ... AIMCPS non ne aveva una perchè non le serviva per i compiti che doveva fare ... ne ha recuperata una visto i compiti che è stata tenuta a fare ... valuterà se dotarsene in funzione dei compiti che dovrà fare ... si faceva a badilate come Juri può confermare da volontario arrivato in AIMCPS a confezionare sacchetti
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Grande Dalle, nelle tue mani affido il mio spirito (di sopravvivenza)
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intanto auguri
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grazie
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Allora preparati la bara.
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Bravo Scara, anche l'ANSA si è distinta ignorando Vicenza, allegando piuttosto le foto della nostra città a corredo di un nubifragio a Crotone... vedere per credere!
P.S. io ho fatto i miei conti, siamo stati alluvionati almeno 7 volte (tendevo a minimizzare dimenticando alcuni eventi):