
Da "Il Giornale di Vicenza" - Lunedì 18 Gennaio 2010 - CRONACA, pagina 13
«Là è morto tutto. Il suono stesso della parola Auschwitz sembra ancora uccidere la parola uomo...».
A scrivere, oltre che a disegnare, dipingere, il pittore Albino Americo Mazzotta. È una frase che campeggia in una delle sezioni della mostra fotografica “L’assenza del limite : i bambini della shoah” che verrà inaugurata domani alle 17.30 a palazzo Muttoni in contrà Porta S.Lucia 38, voluta, progettata e concretizzata dall’ avv. Bortolo Brogliato che, per la seconda volta in occasione della Giornata della memoria, torna con immagini, racconti, documenti e studi su un tema agghiacciante, tremendo. A distanza di anni la Shoah riesce ancora a muovere coscienze, a creare dibattito, a far sì che un periodo nero della storia venga comunque messo sotto i riflettori. Infatti, shoah significa desolazione, catastrofe, disastro.
L’iniziativa è stata inserita nel Piano dell’offerta formativa dell’assessorato all’Istruzione del Comune. Saranno 870 i ragazzi che visiteranno la mostra e vedranno coetanei ridotti come larve, donne disperate, volti spenti, uomini uccisi. Sono ragazzini cui non è stato risparmiato nulla, compresi gli esperimenti che i nazisti hanno voluto fare sui loro corpi e sulle loro menti. «In occasione della Giornata della Memoria , le istituzioni nazionali, e locali in particolare, coloro che si occupano di formazione, educazione, credo abbiano il dovere di trasmettere alle giovani generazioni il ricordo di un evento tragico come quello dei campi di sterminio - commenta l’assessore all’istruzione, Alessandra Moretti - Conoscere e approfondire la storia significa allontanare il pericolo che simili barbarie possano ripetersi».
L’esposizione, proposta dall’assessorato e da Brogliato con l’associazione polisportiva Juventina Bertesina, metterà nelle condizioni i ragazzi che la visiteranno di conoscere e riflettere sulla realtà vissuta dai bambini nei campi di sterminio.
Nelle varie sezioni ci sono foto che mostrano volti, pigiami rigati, stelle di Davide cucite su piccoli cappotti. Paura e terrore sono il denominatore comune di una strage che ha coinvolto - secondo le stime degli studiosi - un milione e 800 mila minori in tre anni di delirio che hanno colpito l’Europa e il mondo.
Si vedono treni che arrivano, portoni che si aprono, madri con i bimbi che si affacciano con gli occhi umidi e l’incoscienza di chi non conosce quale sarà la propria fine. Nemmeno nelle foto della liberazione si legge speranza ed attesa. I volti scavati dalla fame, i muscoli completamente scomparsi da gambe e braccia mettono in evidenza quanto gli occhi non avrebbero mai voluto vedere, immaginare, percepire. A palazzo Muttoni si è ricreato un pezzo di storia, che in molti vorrebbero dimenticare. Ma lì ci sono nomi, facce, persone, dichiarazioni che non lasciano dubbi su quanto accaduto a Birkenau, a Belzec, a Soribor e Treblinka, solo per citare alcuni luoghi della disperazione più conosciuti. Nei saloni attrezzati con cartelli, bacheche si respira un’aria insolita. Come se il lavoro non fosse finito, come se i pezzi che compongono il puzzle della shoah non fossero tutti al loro posto.
Mancano le immagini degli studenti, di quelli che si fermeranno davanti agli orrori rappresentati. Manca lo sdegno di chi, forse per la prima volta, si fermerà a pensare, riflettere. Ad immaginare che cosa significa la parola guerra e che cosa comporta. E, soprattutto, a capire dove arriva la violenza degli uomini nei confronti dei propri simili. Forse, da parte degli studenti dei nostri giorni ci saranno volti attoniti, magari comparirà anche qualche lacrima. Come quelle dei loro coetanei di tanti anni fa.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da mercoledì 20 gennaio all’11 febbraio, dal lunedì al sabato dalle 15 alle 18.30 e domenica dalle 9 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Le scuole potranno visitare la mostra dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e gli insegnanti potranno prenotare la visita all’ufficio interventi educativi (0444-222112-113) o inviando una e-mail all’indirizzo: interventieduc@comune.vicenza.it. Su richiesta sarà possibile avere il supporto di una guida.