bufera

Giornata Della Memoria

Inviato da: siracide in dataMar, 19 Gennaio 2010 09:16:19
Oggi alle 17.30 inaugurazione della rassegna sui bambini e l'olocausto a Palazzo Muttoni in contrà Porta S.Lucia 38.
In una sala della mostra è anche visibile, a ciclo continuo, il video ufficiale realizzato da me.


Da "Il Giornale di Vicenza" - Lunedì 18 Gennaio 2010 - CRONACA, pagina 13

La shoah dalla parte dei bimbi - Immagini per i giovani d’oggi

Sono già 870 i ragazzi prenotati per visitare la mostra. Allestita da Bortolo Brogliato, rientra nei programmi dell’assessorato.

di Chiara Roverotto

«Là è morto tutto. Il suono stesso della parola Auschwitz sembra ancora uccidere la parola uomo...».

A scrivere, oltre che a disegnare, dipingere, il pittore Albino Americo Mazzotta. È una frase che campeggia in una delle sezioni della mostra fotografica “L’assenza del limite : i bambini della shoah” che verrà inaugurata domani alle 17.30 a palazzo Muttoni in contrà Porta S.Lucia 38, voluta, progettata e concretizzata dall’ avv. Bortolo Brogliato che, per la seconda volta in occasione della Giornata della memoria, torna con immagini, racconti, documenti e studi su un tema agghiacciante, tremendo. A distanza di anni la Shoah riesce ancora a muovere coscienze, a creare dibattito, a far sì che un periodo nero della storia venga comunque messo sotto i riflettori. Infatti, shoah significa desolazione, catastrofe, disastro.
L’iniziativa è stata inserita nel Piano dell’offerta formativa dell’assessorato all’Istruzione del Comune. Saranno 870 i ragazzi che visiteranno la mostra e vedranno coetanei ridotti come larve, donne disperate, volti spenti, uomini uccisi. Sono ragazzini cui non è stato risparmiato nulla, compresi gli esperimenti che i nazisti hanno voluto fare sui loro corpi e sulle loro menti. «In occasione della Giornata della Memoria , le istituzioni nazionali, e locali in particolare, coloro che si occupano di formazione, educazione, credo abbiano il dovere di trasmettere alle giovani generazioni il ricordo di un evento tragico come quello dei campi di sterminio - commenta l’assessore all’istruzione, Alessandra Moretti - Conoscere e approfondire la storia significa allontanare il pericolo che simili barbarie possano ripetersi».
L’esposizione, proposta dall’assessorato e da Brogliato con l’associazione polisportiva Juventina Bertesina, metterà nelle condizioni i ragazzi che la visiteranno di conoscere e riflettere sulla realtà vissuta dai bambini nei campi di sterminio.
Nelle varie sezioni ci sono foto che mostrano volti, pigiami rigati, stelle di Davide cucite su piccoli cappotti. Paura e terrore sono il denominatore comune di una strage che ha coinvolto - secondo le stime degli studiosi - un milione e 800 mila minori in tre anni di delirio che hanno colpito l’Europa e il mondo.
Si vedono treni che arrivano, portoni che si aprono, madri con i bimbi che si affacciano con gli occhi umidi e l’incoscienza di chi non conosce quale sarà la propria fine. Nemmeno nelle foto della liberazione si legge speranza ed attesa. I volti scavati dalla fame, i muscoli completamente scomparsi da gambe e braccia mettono in evidenza quanto gli occhi non avrebbero mai voluto vedere, immaginare, percepire. A palazzo Muttoni si è ricreato un pezzo di storia, che in molti vorrebbero dimenticare. Ma lì ci sono nomi, facce, persone, dichiarazioni che non lasciano dubbi su quanto accaduto a Birkenau, a Belzec, a Soribor e Treblinka, solo per citare alcuni luoghi della disperazione più conosciuti. Nei saloni attrezzati con cartelli, bacheche si respira un’aria insolita. Come se il lavoro non fosse finito, come se i pezzi che compongono il puzzle della shoah non fossero tutti al loro posto.
Mancano le immagini degli studenti, di quelli che si fermeranno davanti agli orrori rappresentati. Manca lo sdegno di chi, forse per la prima volta, si fermerà a pensare, riflettere. Ad immaginare che cosa significa la parola guerra e che cosa comporta. E, soprattutto, a capire dove arriva la violenza degli uomini nei confronti dei propri simili. Forse, da parte degli studenti dei nostri giorni ci saranno volti attoniti, magari comparirà anche qualche lacrima. Come quelle dei loro coetanei di tanti anni fa.

L’esposizione sarà aperta al pubblico da mercoledì 20 gennaio all’11 febbraio, dal lunedì al sabato dalle 15 alle 18.30 e domenica dalle 9 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Le scuole potranno visitare la mostra dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e gli insegnanti potranno prenotare la visita all’ufficio interventi educativi (0444-222112-113) o inviando una e-mail all’indirizzo: interventieduc@comune.vicenza.it. Su richiesta sarà possibile avere il supporto di una guida.

 



 

«Tre anni di duro lavoro - Pochi avevano trattato queste terribili pagine»

Brogliato e l’assessore Moretti

Avv. Bortolo Brogliato quanti anni ha lavorato per allestire questa mostra?
Praticamente ininterrottamente dal 2007. Ho lavorato anche durante i miei viaggi in Africa.

Dove è riuscito a recuperare il materiale che è esposto a palazzo Muttoni?

Oltre ai libri e alle pubblicazioni esistenti, molto mi è stato messo a disposizione dagli amici del museo di Auschwitz con i quali avevo collaborato anche nella precedente rassegna, che si tenne nel 2002.

Perché scegliere proprio i bambini?
Perchè in pochi si sono occupati di loro. Sono stati migliaia quelli deportati, sui quali sono stati fatti esperimenti, che sono morti nelle camere a gas.

Alcune immagini sono molto dure. Non crede che qualche ragazzo si possa impressionare?
No, con tutto quello che vedono in televisione. Con i giochi che hanno a disposizione, con tutte le immagini che i telegiornali hanno passato in questi giorni sul terremoto ad Haiti, direi che non c’è nulla di pesante e violento. Purtroppo si tratta solo di una realtà, vera inconfutabile. Forse è giusto che si rendano conto quanto è accaduto ai loro coetanei. Del resto se Attila si fermava davanti ai bambini, i nazisti non sono riusciti a fare nemmeno questo. Per cui è storia, per quanto dura possa essere.

La mostra è divisa in vari settori. Ce li illustri.
Si parte dalla documentazione con foto e testi . È sufficiente che i ragazzi si fermino a questi due concetti per capire. Comunque, in questi mesi ho spiegato ai professori che li accompagneranno come veniva allestita la mostra, per cui dovrebbero arrivare qui già preparati. Si parte con la propaganda razzista, la prima sezione è dedicata all’eutanasia infantile operatione T4 del 1939-40. Seguono i bimbi nei Pogrom dell’Ucraina, Bielorussia, Lettonia, Lituania e nel campo di Teresin in Polonia. Ancora i campi di sterminio. Una parte è dedicata ai piccoli italiani, ai 21 convogli che li hanno portati nei campi museo di Oswiecim, agli affreschi della chiesa di S.Giuseppe. Nell’ultima sezione 6 bacheche con i libri che trattano il tema della mostra. Poi sono stati separati i vari campi di sterminio: ci sono le cifre sui bambini che sono morti, sugli esperimenti che hanno compiuto. Si vedono le fosse dove sono stati gettati.

Al centro della mostra c’è una grande pagina con tutti i nomi: difficile da reperire?
Non è stato semplice, ma grazie agli archivi del museo è stato possibile. Per quanto mi riguarda è la parte più impressionante della mostra. Sono stati così tanti i piccoli morti. Troppi. Un orrore.