Da "Il Giornale di Vicenza" - Lunedì 18 Gennaio 2010 - CRONACA, pagina 13
«Là è morto tutto. Il suono stesso della parola Auschwitz sembra ancora uccidere la parola uomo...».
A scrivere, oltre che a disegnare, dipingere, il pittore Albino Americo Mazzotta. È una frase che campeggia in una delle sezioni della mostra fotografica “L’assenza del limite : i bambini della shoah” che verrà inaugurata domani alle 17.30 a palazzo Muttoni in contrà Porta S.Lucia 38, voluta, progettata e concretizzata dall’ avv. Bortolo Brogliato che, per la seconda volta in occasione della Giornata della memoria, torna con immagini, racconti, documenti e studi su un tema agghiacciante, tremendo. A distanza di anni la Shoah riesce ancora a muovere coscienze, a creare dibattito, a far sì che un periodo nero della storia venga comunque messo sotto i riflettori. Infatti, shoah significa desolazione, catastrofe, disastro.
L’iniziativa è stata inserita nel Piano dell’offerta formativa dell’assessorato all’Istruzione del Comune. Saranno 870 i ragazzi che visiteranno la mostra e vedranno coetanei ridotti come larve, donne disperate, volti spenti, uomini uccisi. Sono ragazzini cui non è stato risparmiato nulla, compresi gli esperimenti che i nazisti hanno voluto fare sui loro corpi e sulle loro menti. «In occasione della Giornata della Memoria , le istituzioni nazionali, e locali in particolare, coloro che si occupano di formazione, educazione, credo abbiano il dovere di trasmettere alle giovani generazioni il ricordo di un evento tragico come quello dei campi di sterminio - commenta l’assessore all’istruzione, Alessandra Moretti - Conoscere e approfondire la storia significa allontanare il pericolo che simili barbarie possano ripetersi».
L’esposizione, proposta dall’assessorato e da Brogliato con l’associazione polisportiva Juventina Bertesina, metterà nelle condizioni i ragazzi che la visiteranno di conoscere e riflettere sulla realtà vissuta dai bambini nei campi di sterminio.
Nelle varie sezioni ci sono foto che mostrano volti, pigiami rigati, stelle di Davide cucite su piccoli cappotti. Paura e terrore sono il denominatore comune di una strage che ha coinvolto - secondo le stime degli studiosi - un milione e 800 mila minori in tre anni di delirio che hanno colpito l’Europa e il mondo.
Si vedono treni che arrivano, portoni che si aprono, madri con i bimbi che si affacciano con gli occhi umidi e l’incoscienza di chi non conosce quale sarà la propria fine. Nemmeno nelle foto della liberazione si legge speranza ed attesa. I volti scavati dalla fame, i muscoli completamente scomparsi da gambe e braccia mettono in evidenza quanto gli occhi non avrebbero mai voluto vedere, immaginare, percepire. A palazzo Muttoni si è ricreato un pezzo di storia, che in molti vorrebbero dimenticare. Ma lì ci sono nomi, facce, persone, dichiarazioni che non lasciano dubbi su quanto accaduto a Birkenau, a Belzec, a Soribor e Treblinka, solo per citare alcuni luoghi della disperazione più conosciuti. Nei saloni attrezzati con cartelli, bacheche si respira un’aria insolita. Come se il lavoro non fosse finito, come se i pezzi che compongono il puzzle della shoah non fossero tutti al loro posto.
Mancano le immagini degli studenti, di quelli che si fermeranno davanti agli orrori rappresentati. Manca lo sdegno di chi, forse per la prima volta, si fermerà a pensare, riflettere. Ad immaginare che cosa significa la parola guerra e che cosa comporta. E, soprattutto, a capire dove arriva la violenza degli uomini nei confronti dei propri simili. Forse, da parte degli studenti dei nostri giorni ci saranno volti attoniti, magari comparirà anche qualche lacrima. Come quelle dei loro coetanei di tanti anni fa.
L’esposizione sarà aperta al pubblico da mercoledì 20 gennaio all’11 febbraio, dal lunedì al sabato dalle 15 alle 18.30 e domenica dalle 9 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18.30. Le scuole potranno visitare la mostra dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e gli insegnanti potranno prenotare la visita all’ufficio interventi educativi (0444-222112-113) o inviando una e-mail all’indirizzo: interventieduc@comune.vicenza.it. Su richiesta sarà possibile avere il supporto di una guida.
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
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Oggi vado con la mia collega all'inaugurazione, ma non so se poi porterò i miei alunni. Sono ancora piccoli e, nonostante se ne sia parlato spesso, forse non sono ancora pronti per vedere certe immagini. E' vero che in tv passa di tutto, ma credo che sia compito di noi adulti filtrare quello che si può. Alla giornata della memoria dedichiamo comunque molto tempo, tutti gli anni.
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Mah ... I bimbi vedono ogni giorno tette e culi in ogni dove, programmi TV infarciti di volgarità e bestemmie, video musicali che sembrano film porno, videogames che al confronto i campi di battaglia della prima guerra mondiale erano dei parchi gioco, telegiornali e programmi vari che se non trasmettono corpi amputati o sanguinanti non vanno neppure in onda, e dovrebbero rimanere impressionati da immagini REALI.
E poi, se rimangono impressionati, tanto meglio : se le ricorderanno più facilmente.
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Sono abbastanza d'accordo con te Naty e ritengo che la mostra sia abbastanza "dura". Direi che si dovrebbe partire dai ragazzi delle medie. In ogni caso, anche con bambini più piccoli, dipende da come si accompagnano a certe esperienze, vanno certamente seguiti e tutto va spiegato nei dovuti modi...
Nelle numerose visite ad Auschwitz e Mathausen avevamo numerosi ragazzi ma anche bambini e l'esperienza era decisamente "forte" per loro, ma siamo riusciti a farla vivere credo nel migliore e più utile dei modi... l'allora giovinetto Giovanni potrebbe testimoniare!
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anche io d'accordo con Naty. E' stata dura per me camminare lungo i binari di Auschwiz e salire a Mauthausen... E' stata dura entrare nelle docce, sostare davanti al forno, entrare nelle baracche! Tutti noi in silenzio, un silenzio che metteva i brividi, che faceva piangere e lì vicino a noi i "turisti" parlare parlare, ricordo che quando sono uscita ho fatto fatica a ricominciare a parlare, a cantare, a scherzare con i 40 ragazzi che componevano il mio gruppo... Dura! Veramente!
Che ricordi!
Consiglio a chi vuole leggere qualcosa i diari di Etty Hillesum e le sue Lettere.
Il giovinetto Giovanni è stato uno tra i più bravini del pulman giallo dove ero l'accompagnatrice e dove mi toccava girare con la carta d'identità in mano perchè, vista la mia altezza, i ragazzi non volevano essere controllati da una piccoletta, dopo aver visto la data di nascità hanno cominciato a chiamarmi nonna abelarda o nonna isidora...
che ricordi!
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Non so che dirvi. Sarà perchè i campi di concentramento io li ho visitati da adulto (4 anni fa Mauthausen) ma, pur rimanendo ovviamente colpito, non sono rimasto scioccato. Al contrario, una ragazza, anch'essa adulta, si mise a piangere appena arrivati nel piazzale esterno del campo, mentre un signore adulto-anziano, tedesco, addirittura non volle entrare per la vergogna che provava verso i suoi connazionali.
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L'ho visitata e rimango dell'idea che per i bambini sia troppo forte. Non mi vergogno a dirlo, ho pianto e ne sono uscita in subbuglio, nonostante anni fa sia stata anche a Dakau. Non si può rimanere semplicemente "colpiti". Una delle ragioni per cui non porterò nè i miei figli nè i miei alunni è il fatto che, lo so, all'uscita mi sentirei chiedere PERCHE'? ... e credo che sia impossibile dare una risposta. Tornando a casa riflettevo su come ci si aspetti che, di fronte a certe atrocità, venga fatta giustizia. I processi, le esecuzioni ci sono stati ma penso che non esista GIUSTIZIA per un dramma tanto grande. Forse chi ha fede può sperare in una giustizia divina, per gli altri... Difficile per me che non l'ho vissuta; mi chiedo come possa sopravvivere chi certi ricordi li porta indelebili dentro di sè...
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infatti molti di loro vivono con il rimorso di essere vivi e molti di loro si sono suicidati (Primo Levi per esempio)
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".....nell'odio nazista non c'è razionalità.....Non possiamo capirlo, ma possiamo e dobbiamo capire da dove nasce, e stare in guardia.Se comprendere è impossibile,conoscere è necessario,perché ciò che è accaduto può ritornare,le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate:anche le nostre.Per questo,meditare su quanto è avvenuto,è un dovere di tutti." ( Primo Levi, Se questo è un uomo )
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e su questo credo siamo d'accordo tutti.
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Sbagliato non portare i bambini (dalle elementari), e sbagliato non rispondere alla domanda "perché?". Per noi adulti la lacerazione interiore è più forte perché abbiamo letto, studiato, ci siamo interessati e informati; per loro, che vedono per la prima volta (spesso) tutto l'orrore lo shock è diverso. Forse è più paura, ma non è posticipando il tutto che li proteggiamo.
So che è dura, anch'io ho pianto e sono uscito in silenzio e sconvolto da Auschwitz e Birkenau, nonostante da vent'anni sia uno studioso dell'olocausto, abbia letto e visto tanto materiale anche straniero da far accapponare la pelle. Birkenau in particolare è sconvolgente, anche se sono resti del campo distrutto. Semplicemente non ti capaciti, ma le risposte vanno date.
Per un genitore e per un insegnante non darle significa contribuire a far perdere la memoria collettiva.
Non ve lo potete permettere.
Per chi fosse interessato, consiglio un notevole (anche come numero di pagine) libri ben scritto dallo storico Raul Hilberg: La distruzione degli ebrei d'Europa. Nessun aspetto emotivo, nessuna descrizione personale degli eventi, ma una lucidissima analisi storica e sociale per capire come si è arrivato a questo, ma soprattutto una disamina amministrativa dell'intera organizzazione dell'olocausto, con documentazione di ogni tipo. E per chi fosse realmente interessato, ho una piccola biblioteca che può essere utile per approfondire o fare ricerche.
p.s. Dakau e Mauthausen (insieme a centinaia di altri campi in Europa) erano campi di concentramento (ovviamente hanno ucciso anche lì), mentre Auschwitz (con Belzec, Sobibor, Treblinka, Chelmo e Majdanek) sono i soli 6 campi creati appositamente come campi di sterminio, strutturati cioè in modo peculiare per sterminare quante più persone possibile. Non sono paragonabili a quelli visti né come struttura né come impatto emotivo. Siro e Sonia probabilmente sanno di cosa sto parlando.
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Già!
e sai partire per una staffetta della fraternità è una festa, tanti giovani, tante risate, tante nottate, quando si arriva lì e qualcuno ti dice "ho promesso al signor tale di portare a casa un po' di questa terra perchè qui è morto suo padre"... cambia tutto!
Arrivare ad Assisi è una "liberazione del cuore" ma i discorsi, le lacrime, le immagini resteranno sempre "incatenati nel cuore", si, fa male, fa male anche solo scriverne sul sito, ma è giusto così
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Sbagliato non portare i bambini (dalle elementari)
Ieri sono andato anch'io all'inaugurazione della mostra. Non sono potuto restare molto per mancanza di tempo, e mi riservo di tornare con calma, però posso esprimere delle considerazioni simili a quelle di Naty. Il tema dell'olocausto può essere spiegato ai bambini, ed è giusto farlo, tenendo presente però quale può essere la loro capacità critica e dandogli degli strumenti per capire, adatti alla loro età.
Questa mostra, oltre ad avere delle immagini fotografiche molto forti, è piena di documenti scritti dove si descrivono delle atrocità terribili, che si possono immediatamente associare ai volti dei bambini nelle foto. Credo sia già difficile per i ragazzi delle medie, se non adeguatamente preparati. Assolutamente inaffrontabile per quelli delle elementari.
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Ti assicuro che sono una maestra e una mamma attentissima alla tragedia dell'olocausto. Ne ho sempre parlato, continuerò a farlo e penso che se ne discuta troppo poco. Semplicemente credo che questo tipo di approccio alla shoah sia, per dei bambini di otto anni, troppo forte. Alle domande dei miei alunni e dei miei figli, per quello che ho potuto, ho sempre risposto.
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impressionante da star male!
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Non metto in dubbio gli stati d'animo di nessuno e cosa ognuno di noi provi nel visitare certi luoghi. Quando ho visitato Mauthausen, mi aggiravo in silenzio tra le baracche, le docce, i forni, ecc. e filmavo e fotografavo, come tutti d'altra parte. Dico solo che, pur rimanendo colpito, non sono rimasto scioccato, non ho avuto un momento un cui mi sarei messo a piangere, tutto qui. Sarà perchè forse ho visto abbastanza documentari inerenti al tema, non lo so. Certo, trovarsi in mezzo al piazzale con nessuno attorno ed immaginare cosa potesse esserci li 50 anni fa è senza dubbio, come dire, emozionante, nel senso che provoca emozioni, non per dire "che figo, guarda dove sono".
Per dire, a me vien da piangere ogni volta che visito altri luoghi e che qui non cito perchè alcuni di voi potrebbero, erroneamente, pensare che io sia un pazzo cinico che non sa dar valore alle cose della vita (ma chi conosce il mio amore per gli animali forse ha già capito di cosa sto parlando).
Comunque : Juri, mi interessa la tua biblioteca sul tema. Siro, se hai fatto il DVD mi piacerebbe che me ne masterizzassi uno (se si, te lo porto venerdì). A meno che non siano in vendita, nel qual caso lo compro.
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Sono in vendita alla mostra (o contattandomi) con un'offerta minima di 5 euro...
anzi, siccome alla mostra lasciamo 10 copie alla volta, se qualcuno passa e per caso ha modo di verificare quante ne rimangono e me lo segnala, mi farebbe anche un piacere, così se stanno per finire ne faccio arrivare là altre 10 copie.
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Il mio pensiero si avvicina molto a quello di Kabubi....
La mostra è "forte",ma credo non ci si possa aspettare qualcosa di diverso. "Strazianti" sono le foto e ancor più le frasi che la illustrano. Il silenzio,lo smarrimento,il vuoto mentre seguo il percorso....poi la ritorno a percorrere provando a pensare cosa possono vedere gli occhi di un "nostro" bambino che frequenta gli ultimi anni della scuola primaria....
E' difficile.....ma penso sia giusto.
Credo che la sensibilità di un bambino preoccupi molto un adulto, perché i bambini sono più sensibili al dolore, ma il dolore fa crescere...e non dimentichiamo che questo dolore è storia, che noi adulti, educatori abbiamo il dovere di trasmettere.Non credo debba essere evitato.....al contrario va accompagnato, filtrato, spiegato nel loro linguaggio e soprattutto risposto. Sono ben altri eccessi di stimoli, a cui molto spesso i bambini sono esposti che andrebbero evitati e Roda ne ha fatto un buon elenco....
"Bello" il video, "toccano" le parole finali.....
Concordo anche sul consiglio del libro : La distruzione degli ebrei in Europa di Raul Hilberg, sia come notevole (1500 pagine )...sia come accurato e preciso, un libro completo pieno di documentazione che ti porta a comprendere il meccanismo dello sterminio......
Questo il mio pensiero....
Un saluto
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Solo per curiosità, quali parole finali del video: il Salmo?
Riguardo ai libri, aggiungo che sempre alla mostra sono disponibili anche i libri di Brogliato, un altro che si è fatto una cultura a riguardo ma che, soprattutto, si è sempre fatto in quattro per trasmetterla ai giovani.
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Mia figlia, 10 anni, ha visitato la mostra con la sua classe. Il suo commento è stato questo: "Mi è venuto da vomitare, anche se queste cose le sapevo già". Rimango della mia opinione: ci sono altri modi, meno cruenti, per spiegare la shoah ai bambini. Ogni cosa per la sua età, tutto per gradi. Lo stesso vale per altri argomenti che vanno discussi necessariamente con i bambini, ma nel rispetto della loro sensibilità, della loro innocenza.
Alla mostra ho letto questo: "Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. Non è questo che più stanca. E' piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli." Korczak.
Credo che ci si dimentichi troppo spesso della grandezza dei sentimenti e della purezza d'animo dei bambini. Evitiamo di ferirli, quando è possibile.
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Le tue parole....
Non conoscevo Bortolo Brogliato, ho avuto una bellissima conversazione con lui il giorno che ho visitato la mostra e ho percepito la sua grande disponibilità e competenza nel trasmetterla ai giovani...anche ai più giovani.
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... le lacrime che non ho versato durante le staffette della fraternità le ho versate questa sera... un filmato da vedere in piedi... per rispetto...
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Questa mostra la vorrei vedere anch'io, se posso, avendo a suo tempo avuto la fortuna di avere una buona conoscenza dell'olocausto, leggendo molti libri, vedendo film e visitando Dakau, che anche se non è un campo di sterminio a me aveva fatto impressione. Come detto vorrei vedere questa mostra però vorrei sapere alcune cose (andrei sabato pomeriggio ma le risposte mi servono oggi).
- Arrivato a Porta S. Lucia dov'è il palazzo Muttoni?
- Se arrivo a palazzo Muttoni ci sono gradini alla mostra?
- Quanto dura la visita?
- Bisogna prenotarsi ed è a pagamento?
Sulla diatriba se è giusto spiegare ai bambini l'olocausto la penso esattamente come la Naty, quindi è inutile che aggiunga qualcosa.
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- Arrivato a Porta S. Lucia dov'è il palazzo Muttoni?
Lo trovi sulla destra, dopo un cantiere con una gru, devi entrare in un portico e l'entrata è sulla sinistra.
- Se arrivo a palazzo Muttoni ci sono gradini alla mostra?
ahimé... si!
- Quanto dura la visita?
Dipende, se ci si ferma a leggere tutti i documenti ci resti tutto il giorno, se ti "accontenti" delle foto, dei titoli e delle frasi più significative forse ti basta un'ora e mezza
- Bisogna prenotarsi ed è a pagamento?
non bisogna prenotarsi e non è a pagamento, se si vuole si può fare un'offerta
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- Arrivato a Porta S. Lucia dov'è il palazzo Muttoni?
Ferma Sgorbio! Arrivando da porta Santa Lucia il palazzo è sulla sinistra!!!!!!!
Andrea, ti conviene arrivare da Ponte degli Angeli, appena imboccata Contrà Santa Lucia (ripeto, da ponte degli angeli) fai 30 metri e trovi, sulla destra, delle impalcature con una gru che ricoprono i portici, sotto un portone, poi, entrato nel portone, sulla sinistra una porta e una rampa di scale.
Magari se posso (dipende dall'ora) vengo per aiutarti
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partivo dal fatto che è una strada a SENSO UNICO... anche se Cristina l'ha fatta tutta contromano una volta
quindi se ci si vuole arrivare in auto bisogna per forza arrivare da Ponte degli Angeli e per forza lo si trova a destra...
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Per me sono solo punti di vista diversi....
Anch'io sono stata dubbiosa e non mi sono espressa finché non ho visto la mostra e sinceramente al solo vederla ancora non avrei potuto esprimermi.....Poi ho avuto la fortuna di conoscere e parlare con Bortolo Brogliato e potergli chiedere come era possibile spiegare tutto ciò ai bambini....quali erano le parole per iniziare....Con pazienza e "amore" mi ha spiegato come aveva "raccontato" poche ore prima la mostra a dei bambini di 10/11 anni...mi ha riportato frasi e pensieri di bambini,le tantissime mani alzate per le domande,il desiderio di far conoscere la mostra ai propri genitori......
Credetemi era un nonno che raccontava,paragoni e messaggio erano giustissimi,è difficile da spiegare (bisogna ascoltarlo )...Penso che se trovi la persona "giusta" (e per me lui è completo per conoscenza,passione e capacità di relazionare con i bambini) questa esperienza valga molto di più di tante altre cose....
Penso che bisogna fornire alle nuove generazioni la conoscenza,gli strumenti,per riflettere su cosa l'umanità è stata in grado di fare,perché non accada mai più.
Rispetto totalmente un'opinione diversa dalla mia....Credo anche che spetti solo ai genitori decidere cosa è meglio per i propri figli e agire coerentemente...
Le ferite dell'infanzia,talvolta conosciute ed evidenti,altre volte nascoste ed incomprese sono ben altre per me.....
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una bellissima descrizione di Bortolo! Io, che con lui ho partecipato a 3 staffette della fraternità, ieri sera dopo aver visto la mostra non sono riuscita a dirgli niente, l'ho solo guardato, credo abbia capito...
pienamente d'accordo con quello che scrivi, i bambini di 10-11 anni sono in grado di capire perfettamente, ho qualche dubbio sui bambini più piccoli
e penso a quei bambini ( a quegli uomini, a quelle donne) costretti a subire, a patire, a morire senza capire...
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Ringrazio per le risposte. Ma a questo punto devo fare altre 2 domande.
- Ad accompagnarmi sarà il mio accompagnatore, abituato a farmi fare gradini ma non può certo fare scalinate. Non ho capito a cosa si sta parlando.
- C'è un parcheggio per chi viene in auto?
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Andrea, saranno 15 gradini circa... per il parcheggio... quelli che ci sono in città lungo le strade o al limite (non è troppo lontano) quello in piazza Aracoeli (chiesa vecchia) o quello dell'ospedale/parco querini.
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Andrea, alla meno peggio vieni a parcheggiare in tipografia da me, se hai bisogno!
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Sui metodi di insegnamento della storia, specialmente per argomenti di questo tipo, si possono avere opinioni diverse ed e' importante che questioni del genere vengano chiarite fra diretti interessati, genitori e maestri.
Dal mio punto di vista, la cosa che mi preoccupa di piu' e' sentire cose come questa (da un giornale inglese) che ho appena avuto modo di notare anche se risale al 2007. Per chi non vuole sciropparsi l'inglese, sostanzialmente dice che alcuni maestri (in UK) stanno evitando di insegnare argomenti difficili e controversi, a volte per motivi anche validi. Si fa esplicito riferimento alla volonta' dei maestri di evitare che alcuni studenti si sentano offesi, o piu' in generale al desiderio di non apparire insensibili nel processo di insegnamento di alcuni fatti storici. In pratica, per evitare di affrontare temi storici scottanti che potrebbero contrastare con quanto gli alunni apprendono a casa, nelle loro comunita' e luoghi religiosi, li saltano a pie' pari. Il riferimento specifico e' alla shoah, che potrebbe generare sentimenti antisemitici fra gli studenti musulmani, alle crociate, il cui trattamento bilanciato contradirrebbe quanto raccontato sulle stesse in alcune comunita', e alla tratta degli schiavi, che potrebbe portare a certi alunni di colore a sentimenti di alienazione e allésclusione da parte dei compagni.
Chiaramente si tratta di pura follia. Che certi temi siano "controversi" storicamente, e'solo nella mente di certi negazionisti. Mi chiedo: succedono cose del genere anche in Italia? Se qualcuno ha notizia di fatti o esperienze simili, meriterebbero un certo risalto.
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L'unica che ho sentito io è la notizia che la lega vorrebbe vietare la lettura del "diario di Anna Frank" nella versione non censurata (la prima infatti era stata tagliata dal padre perchè nel Diario originale Anna parlava del suo difficile rapporto con la madre mettendola in cattiva luce, o almeno questo è quello che il padre ha sempre detto) perchè c'è un brano dove secondo loro Anna descrive troppo chiaramente le sue parti intime. Scabroso l'hanno definito.
Io ho letto le due versioni e non ho notato niente di tutto ciò.
La lega farebbe meglio a meditare sulla scabrosità di quello che è successo!
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Ho letto solo la versione completa pochi anni fa, che non ha descrizioni di parti intime. La lega purtoppo e' fatta da gente che ha avuto un'idea giusta, ha perso un'occasione d'oro per riformare veramente il paese quando aveva il controllo di Berlusconi nel 93, e ora e' composta da personaggi completamente dementi interessata solo a tenersi la poltrona come le persone che criticava 20 anni fa.
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Moro: spero però che l'articolo in questione non faccia riferimento a questa catena che circola via mail...
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Grande Scara
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Non fa riferimento alla catena, ovviamente, ma e' chiaro che la catena potrebbe essere stata originata da quei fatti, che invece sono veri e preoccupanti
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io spero di riuscire ad andarci domenica in bici, tempo permettendo