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Una volta, in bicicletta... Vecchi Tempi
di zanata, 22 Agosto 2009 stampa

...pure io e il Moro siam saliti sull'Altopiano di Asiago: erano altri tempi, e ben altra la preparazione, ma il sapore della sfida penso sia lo stesso che hanno gustato i tre nostri atletici buferiani allo scorso ritiro.

E' passato tanto tempo, quindi aspetto integrazioni/correzioni almeno dagli altri 2 protagonisti di allora, e vado a riassumere qui la vicenda.

Ai tempi (l'impresa data verso la fine delle mie superiori/inizio università, credo: 1987-88), la famiglia del Moro soggiornava in quel di Rotzo durante le settimane estive, e maturò l'idea. Come preparazione, ricordo solo due o tre giri sui Colli le settimane precedenti, sicuramente una volta sulla Dorsale, muniti di bici da "omo" - nulla di tecnico, salvo sulla mia Varallo blu un manubrio da corsa aggiunto (quella di Moro, rossa, mi pare, come la sua fede politica ai tempi, prima della conversione liberista Smile).

Poi ci accordiamo sulla data dell'impresa: non c'era internet da consultare, e scegliamo un giorno in cui certamente pioverà... Fissiamo la partenza al mattino sul presto (credo verso le 7 meno un quarto), da Bertesinella, portandoci una borraccia e forse qualche biscotto, nel pieno rispetto della scampagnata incosciente (non un caschetto, forse la vecchia KWay, non ricordo se avevamo dietro il kit per rimediare alle forature...). Il percorso era quello a me noto dalle vacanze familiari: salita per Breganze, Salcedo, Lusiana ecc., poi attraversamento dell'Altopiano fino alla ridente Rotzo. Ciò che ci rendeva sicuri, nell'impresa, era la sorveglianza di un Angelo custode che aveva acconsentito a farci da ammiraglia durante il percorso, vigile e attento per soccorrerci in ogni possibile pericolo.

Andrea Cerin, infatti, era allora un valente centauro, motomunito (Suzuki 350?) e noto per la sua affidabilità. Concordiamo con lui, la sera prima, di trovarci lungo il percorso, diciamo sulla parte finale dell'ascesa: per cui può dormire tranquillo fino alle nove, mentre noi lentamente ce la pedaliamo fino alle prime pendici.

E invece no: eravamo un po' perfidi con Andrea, al tempo (Laughing), e la tentazione di passare a salutarlo alle 6.45 era troppo forte. Così, previo accordo la sera prima con i suoi familiari, bussiamo e ci facciamo aprire in via Musocco "Sedese", all'alba di quel giorno, e ci introduciamo nella stanza, portando luce e gioiosi saluti: "Ciao Andreeeeeeeeeeeaaaaaa!!". Sotto il lenzuolo, due occhietti semichiusi da una zip di sonno ancestrale ci lanciano una maledizione che per un attimo ci fa dubitare della sua solidarietà sul tragitto.

Ma partiamo. E sulla salita, raggiunta dopo aver pedalato da Ospedaletto, Monticello, Vigardolo, Breganze, ricordo solo che a un certo punto la modesta colazione fatta prima di partire era già bruciata al 3° tornante (sono 15 o 16, mi pare): crisi di fame, rimediata grazie a qualche scorta del saggio Moro. Comunque arriviamo a scollinare, senza scorgere l'ombra del nostro Angelo custode; e tra il Puffele e Campomezzavia (circa) arriva la (imprevista) pioggia.

Scorgiamo una malga alla sinistra e scegliamo di ripararci. Naturalmente che succede? Proprio in quel frangente, passa con sguardo sicuramente aquilino alla caccia dei suoi protetti l'Andrea centauro: avrà guardato verso destra, sarà stato distratto da qualche vacca sulla strada, fatto sta che non ci nota e passa oltre. Noi non ce ne accorgiamo nemmeno, solo ci abituiamo all'idea di fare senza quando, ripartiti, notiamo che l'ora dell'appuntamento è ormai passata, e Lui, invece, no (così crediamo). Lui poi spergiurerà di essere andato avanti e indietro per cercarciInnocent, ma secondo noi, per bagnarsi il meno possibile, ha tirato dritto fino a Rotzo, dove l'abbiamo trovato comodo e riposato al nostro arrivo (nessuna traccia di preoccupazione sul suo volto!!).

Sì, arriviamo dunque, dopo quanto..? I miei ricordi divagano, ma penso non meno di 6 ore. Di quei giorni a Rotzo, poi, ricordo le raccomandazioni della Agnese, le partite a Yahtzee di sera, sul tavolino a bordo strada (venne a trovarci Nogara, e perse un dado nella sottostante grata, vero?). Della discesa, poi, (rifatta per la medesima?) non ricordo nulla. Ma i freni, per quanto vecchi, devono aver tenuto bene...

 

9 commenti
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  di elmoro, 23 Agosto 2009, 08:16 permalink

Io ricordo che in discesa siamo tornati in mezzora perche' tiravi come un treno e non riuscivo a starti dietro. 

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  di Llerin, 23 Agosto 2009, 16:20 permalink

2 precisazioni: la mia moto era una Cagiva 250 e, quando mi dissero che non eravate arrivati, ero preoccuppato davvero perchè non vi avevo mai incontrati.

Svegliarmi a quell'ora significa che anche da giovani eravate bastardi.

Domanda: ma che cazzo siamo andati a fare a Rotzo?

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  di zanata, 24 Agosto 2009, 15:07 permalink

...a giocare a Yathzee con Nogara!

Poi penso che abbiamo fatto qualche camminata: ricordi l'Altarknotto?

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  di Llerin, 24 Agosto 2009, 15:42 permalink

Giocare a Yathzee con Nogara, una goduria. E non mi ricordo l'l'Altarknotto. Che cosa è?

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  di siracide, 25 Agosto 2009, 11:10 permalink

E hanno pure scelto la strada più lunga: 72 km. contro i 66 del costo o i 60 andando per Pedescala- Castelletto...

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  di D@niele, 25 Agosto 2009, 11:13 permalink

La strada più breve è per i perdenti.

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  di Llerin, 28 Agosto 2009, 10:26 permalink

Mi sembra di ricordare che i nostri 2 intrepidi hanno scelto la strada più lunga, dopo aver esaminato le alternative, ritenendola più facile. Però hanno fatto un'impresa.

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  di elmoro, 29 Agosto 2009, 02:48 permalink

Abbiamo scelto la strada piu' lunga

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  di Roda, 31 Agosto 2009, 16:25 permalink

Comunque impresa non da poco salire per Lusiana con una bici normale. Ma Moro aveva il berretto rosso sponsorizzato "Clan Bassotto" ?

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