Penso che fisicità, cuore e una buona tattica nel calcio possono compensare evidenti differenze tecniche, soprattutto quando chi, sulla carta, è più bravo prende il tutto sottogamba. Gli Stati Uniti contro la Spagna hanno vinto grazie a questo (fisicità ne avevano da vendere, hanno dimostrato buona volontà, il loro allenatore ha detto di aver fatto uno stage in Europa per imparare e infatti si vedeva che tatticamente non erano sprovveduti, dal punto di vista tecnico 2-3 sono bravini e la Spagna, per finire, pensava di vincere facilmente).
Lo stesso discorso si potrebbe fare con il Sud Africa che ha perso di pochissimo contro il Brasile.
Mi sembrava quasi di rivedere i tornei estivi di molti anni fa. Avevamo una squadra di 3^ categoria, ad eccezione di Massimo Dalle Ave (che qualche volta non giocava perché era spesso rotto) e Luca Carta (spesso impegnato ma i suoi impegni finivano per "a" e non erano né miei né suoi omonimi) che giocavano in categorie superiori, però siamo arrivati spesso in semifinale o in finale battendo squadre che schieravano giocatori di categorie molto superiori che di noi avrebbero dovuto fare un boccone. Ma ci mettavamo l'anima tanto che se nei tornei in cui partecipavamo, a volte più di uno in contemporanea, ci fosse stato anche il premio per la squadra che si è impegnata di più l'avremo vinto noi. Ricordo che il nostro allenatore diceva "Semo scarsi, ma ghemo i cojoni quadrati", linguaggio colorito ma che rende l'idea.
D'accordo che si gioca meglio quando non si ha niente da perdere, regola che vale per ogni livello, ma ho l'impressione che negli ultimi decenni non sia più di moda una cosa molto importante e cioè la dignità.
Non è vero Roda, questo articolo adesso ha un commento....