Si tratta di un romanzo dedicato a Erto, quel paese sconvolto dal disastro del Vajont. Toccato solo in parte dall'acqua, ma nell'animo è stato distrutto completamente e progressivamente abbandonato. C'è un paese nuovo poco più in là, ma non è certo Erto, in cui sopravvivono ancora pochissime persone.
Un posto che, come altri in quella zona, è entrato a far parte anche della mia vita e del mio animo, avendovi passato mesi a correre lungo strade e sentieri durante l'anno di leva. Il solo pensiero di queli luoghi mi fa venire il "magone" per i legami che mi son rimasti dentro dopo quel periodo intensamente vissuto.
In molti parlano di questo romanzo come una specie di Antologia di Spoon River.
Corona ripercorre le 4 strade deserte, porta a porta, casa per casa. E lo fa nelle varie stagioni dell'anno (in cui è suddiviso il libro). Ogni sasso, ogni passo, ogni trave rimasta, richiamano i fantasmi dei ricordi che si accavallano con storie vere e terribili, altre tanto incredibili da diventar leggende, altre serene e magiche.
E' il racconto di persone e luoghi, visti con gli occhi dell'autore bambino, ma descritti con il senno di poi dell'adulto disulluso e cresciuto di colpo in una terribile notte di 44 anni fa.
E' la storia di uno spaccato di una piccola comunità, quasi un esercizio antropologico su quella vitalità spezzata improvvisamente e poi lentamente perduta.
Corona, con un amore infinito per la terra natale, scrive un'accusa e una preghiera: non abbandonare (e non abbandonarsi); tornare a popolare le antiche case per non perdere qualla pace e quei valori che sembrano rimasti anch'essi abbandonati là inchiodati ai muri pericolanti. Che vengano anche turisti o stranieri, purchè non rimangano solo i fantasmi di pietra.
"Quando saremo vecchi, lungo le vie della Erto morta ci spierà la
nostra infanzia, ci sorriderà la nostra adolescenza. Entrambe verranno
a rammentarci i tempi felici, quando il paese era vivo e brulicante di
gente, e si viveva in pace nel lavoro e nelle feste, e noi eravamo
giovani, pieni di esuberanza e di entusiasmo. Cose che oggi non abbiamo
più. E non abbiamo più nemmeno il nostro paese"
"Rottamare è il verbo
del terzo millenio. Rottamare oggetti ancora buoni, perfettamente
funzionanti, a favore di pezzi uguali solo più moderni"
"Da tempo non accumulo scorte, consumo le cose sul posto, come la vita.
non cerco depositi, non faccio il ghiro che ammassa quanto più cibo
riesce per poi addormentarsi nelle braccia dell'inverno. Noi ci
addormentiamo nelle braccia della morte. Dopo i cinquanta, se uno non è
proprio tonto, sa che la vita va mangiata direttamente dall'albero, non
va raccolta in cete per farne provvista. Dopo i cinquanta, il tempo si
mette a correre, accelera. la velocità fa perdere i pezzi per strada:
cadono capelli, denti. la vista diminuisce, si diventa miopi, presbiti,
i più sfigati impotenti. Le ossa cigilano, la schiena scricchiola come
una vecchia gerla stretta fra le ginocchia. Il recupero dopo una
sbronza richiede tre giorni, per non parlare di altri recuperi. E' una
tristezza. Si tira avanti, allora, con l'accortezza di non fare
deposito, di non mettere la vita in banca sperando di ritirarla con gli
interessi."
Nota: i commenti sono di proprieta' degli autori, che ne sono responsabili.
leggerò quel libro.
E' una storia che mi ha sempre colpito tanto, sarà perchè conosco le zone, sarà perchè mio nonno aveva prestato soccorso all'epoca, sarà perchè.. non lo so..
Ciclicamente torno a Longarone e le emozioni che provo salendo alla diga sono fortissime
Credo tu abbia già visto lo spettacolo di Paolini sul Vajont.
Se non è cosi te lo consiglio